Leggo da un giornale che “nei vicini ambienti friulani alla richiesta di specialità che viene avanti dal Veneto” si obbietta che “”Il Veneto non può accampare minoranze da tutelare per richiedere una sua specialità come regione, così come non ha situazioni delicate di confine”. Si parla delle minoranze linguistiche.
Non bastasse Illy e numerosi politici friulani e triestini hanno ricordato a Galan come le Regioni a Statuto speciale esistano sin dalla nascita della Repubblica italiana per ragioni geografiche specifiche – Sardegna e Sicilia sono due isole – e perché sui loro territori sono presenti consistenti minoranze linguistiche.
Con questo Illy fa 2 brutte figure, in quanto la regione FVG venne istituita con la legge Cost. n.1 del 1963, 25 anni dopo la Repubblica, e i veneti sono un popolo riconosciuto dall’art.2 L.n.340/1971. Ma non possiamo fare una colpa a Illy di questa seconda cosa, dato che sembra ignorarla o non volerla nemmeno Galan che ci vorrebbe tutti trentini.
Illy ha aggiunto che «Per consentire una adeguata tutela a queste minoranze e una adeguata convivenza sono state istituite le specialità e a fronte di maggiori risorse corrispondono, nel caso nostro, certamente maggiori oneri».
Contrario al concetto di veneti anche il sindaco di Udine, terra storicamente veneta se pure nella sua specificità.
Tutti questi signori sembrano dimenticare che la loro regione si chiama “Friuli-Venezia-Giulia”, dove la “Venezia” è in realtà l’80% del territorio, e dove il Friuli (altro 15%) è sempre stato veneto.
Con Galan sembrano fare a gara per cancellare la storia dei veneti, non oso pensare che sono il frutto dell’ignoranza o il prodotto di governare per conto degli italiani che la storia non la vogliono nemmeno nei libri di storia.
Ma come si fa a dimenticare i 400 anni che i Friulani fecero da Veneti nello Stato Veneto? Come si fa a dimenticare il comune destino del Lombardo Veneto che venne occupato illegalmente dai Savoia violando i trattati internazionali e che costarono una guerra fraticida fra veneti e veneti sulle rive del piave?
Comunque è interessante il pensiero del Sindaco di Udine, che ci conferma che “Non solo un Comune deve decidere di cambiare Regione, ma questo deve essere accolto dalla Regione di destinazione”, cosa che non succederà mai, perché da che mondo è mondo, i privilegiati difficilmente condividono i loro privilegi.
Devo anche dare atto a Mirko Spacan, rappresentante della minoranza slovena o slo-veneta (lo dicono gli sloveni), che “Fare del cambio di Regione una questione di interessi economici è sbagliato. Il Friuli Venezia Giulia è una Regione con minoranze, in primis slovena, che andrebbero valorizzate ancor meglio per favorire il dialogo con gli Stati vicini. Lo stesso bilinguismo è una ricchezza di questa terra. Ragionare invece come fa il Veneto, mi pare un semplice pensiero di economia “corta”, riduttivo».
Ha ragione in quanto mette l’accento sul discorso del Bilinguismo, della identità che motiva l’autonomia.
Ad IIlly che nega l’esistenza della lingua veneta Galan dovrebbe ricordare che esiste una minoranza linguistica in veneto. L’ISTAT ci dice invece che il 66% di veneti parla veneto a casa come sul lavoro, con gli amici come nelle occasioni di incontro pubblico.
Che la minoranza veneta non sia stata riconosciuta dallo stato italiano, che ha riconosciuto più volentieri le minoranze albanesi e Serbe del sud, dimostra solo la vera natura del rapporto fra veneti e italia: occupazione e sfruttamento.
Ma il concetto è chiaro: niente autonomia senza lingua veneta.
Galan vuole autonomia? Ha la soluzione in mano, si chiama riconoscimento della lingua veneta. In Consiglio regionale sono depositate 2 proposte di riconoscimento della lingua veneta, una della provincia di Vicenza, l’altra della Provincia di Treviso.
Il 15 ottobre e’ stata fatta anche una manifestazione a Venezia per il riconoscimento della lingua, e pur nella censura,migliaia di persone hanno chiesto direttamente o via posta, che la lingua veneta venga riconosciuta.
Insomma, riconosciuta la lingua si potrà avere la legittimità per l’autonomia, ma io credo che il parlamento italiano non riconoscerà mai l’autonomia ai veneti facendo karakiri finanziario.
Galan potrebbe quindi richiedere al Consiglio regionale il riconoscimento della lingua veneta, sperando che quelli di sinistra non siano come Illy, e poi cominciare a ragionare sulla scorta del concetto di “minoranza linguistica” della Costituzione sul come rivendicar la sua specificità.
Altrimenti, senza riconoscimento della lingua veneta le rivendicazioni di autonomia sono solo esercizio propagandistico. Ma vorrei frenare gli entusiasmi: anche con la lingua riconosciuta l’autonomia non arriverà o lo stato crolla finaziariamente. I veneti farebbero meglio ad addarsi al loro stato di servi. Si potrebbe anche dire “Sei italiano? Paga!”
Aspettarsi che Galan si muova in tal senso e sappia fare qualcosa è una illusione, perché già nel 2000 ricevette una formale istanza di riconoscimento dell’amministrazione di “autogoverno del Popolo veneto” previsto perfino dallo statuto della Regione (art.2). E personalmente gliene ho parlato ben 2 volte, ma una delle 2 mi sembrava brillo.
Forse tutto questo dibattito e l’intento di Galan sono quello di portar via i voti a qualche altro autonomista come PNE, oppure è l’intento è di scatenare un dibattito dove tutti dicono “i veneti non sono una minoranza, non sono un popolo, non hanno una lingua, nemmeno i trentini e i friulano li vogliono …..”.
Forse lo scopo vero del dibattito è solo quello di stendere una cortina di fumo su quello che sta realmente montando nella censura dei media, ossia l’esercizio concreto dell’autogoverno del popolo veneto.
A Conegliano, Borgoricco, Rubano ci sono dei territori che sono di “esclusiva legislazione veneta”, dove i funzionari italiani non possono entrare e dove la legge che regna è stata prodotta dalle istituzioni di autogoverno del popolo veneto.
Ci sono solo 2 altri esempi di questo : la dichiarazione di Repubblica Veneta di Manin del 1848, la dichiarazione di Governo Veneto dei Serenissimi nel Campanile di S.Marco nel 1997.
Ora abbiamo nella storia i territori di Autogoverno del Popolo Veneto, iniziati nel 1999.
Questo esercizio è tremendo nelle conseguenze, basti ricordare che solo 10 giorni fa la Life ha “scacciato” la polizia e gli agenti pignoratori della Camera di Commercio di Treviso.
E’ solo questione di tempo. Galan lo sa, e forse ha paura delle conseguenze penali della sua omissione, perché legalmente egli è obbligato a passare le redini dell’amministrazione all’autogoverno del popolo veneto, lo dice la legge n.881/1977. E non lo fa dal 2000. Forse ha troppi scheletri nell’armadio per poterlo fare.
Insomma, che non voglia o che non sappia fare, Galan non è certo l’uomo che porterà a casa qualcosa, sa solo far confusione per suoi motivi .
Ora pagherà anche dei costituzionalisti con i soldi dei contribuenti per farci diventare tutti “trentini”.
E questo sarebbe il governatore dei Veneti? Dixighe che’l se sconda.
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