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L'Opinione

di Loris Palmerini

September 7, 2010, 8:12 pm
  • Riproduzione riservata
  • La “resistenza” contro il nazifascismo ci fu ma non nelle Venetie

    Al nord del Po e specialmente nelle Venetie la storia della resistenza fu totalmente diversa da quella del sud, anzi, è un falso storico parlare di resistenza, come ora dimostro.

    Nel 1944 Togliatti (comunista), al tempo ministro della giustizia italiana, con la complicità di tutto  Governo Italiano FINANZIAVA TITO per l’annessione di Istria e Dalmatia e di tutte le Venetie , e CI SONO LE RICEVUTE.

    Questo era conforme al progetto già stabilito dal Congresso comunista del ‘33, di sottomettere la Venezia Giulia ( Istria e Dalmatia) e il popolo veneto alla dittatura comunista e a Tito, naturalmente mascherando la faccenda con il “diritto di autodeterminazione” di quelle terre. ( si veda http://www.palmerini.net/blog/?p=308 )

    Come dimostrato dallo storico Marco Pirina, Togliatti e Tito pranzavano assieme in via Veneto a Roma, insieme ad altri che oggi vengono definiti “Padri della Patria” , e Tito riceveva l’equivalente di diversi milioni di Euro odierni al mese per realizzare il progetto.

    Quando nel 1945 Tito arrivò a Trieste , Togliatti ordinò ai Partigiani di mettersi al suo servizio, e così fu, ma  furono mandati a spasso per la Slovenia fintanto che i Titini facevano l’epurazione di migliaia di persone gettate nelle foibe intorno a Trieste. giorgio-napolitano-pci1

    Il progetto per un certo momento fu quello di annettere tutte le Venetie fino al Garda con la motivazione che quei territori erano “legittimamente Sloveni” ed si disse che i veneti erano sloveni e dovevano avere una repubblica comunista confederata ( http://www.palmerini.net/blog/?p=88 )

    Per stabilire il confine orientale della nuova repubblica Italiana il governo italiano dette DELEGA IN BIANCO
    al Comandante della Brigata partigiana Garibaldi , certo Toffanin detto “Vanni”, morto solo nel 2007, noto  comunista che come tutta la sua Brigata  voleva realizzare non già la liberazione ma la dittatura comunista tanto da aver ucciso anche i comunisti moderati.

    Si veda anche il video in questa pagina http://www.palmerini.net/blog/?p=318

    Insomma, il governo Italiano tentò, con la collaborazione attiva dei Comunisti Jugoslavi, non di liberare le Venetie, ma di SOTTOPORLA ALLA DITTATURA COMUNISTA DI TITO, cioè ad un altro Totalitarismo ed ad un altro stato.

    Tutto questo è  DIMOSTRATO dai documenti usciti dagli archivi dei paese dell’est e a volte RITROVATI ANCHE A ROMA.

    Il progetto in questi termini fallì perché gli alleati (che si dice arrivarono a Trieste  prima di Tito) a cui il governo del 8 settembre voltò le spalle, arretrarono al di là del Po e cominciarono una massiccia opera di bombardamento areo squarciando Padova, Treviso e altre città, radendo al suolo Latisana ecc, proprio per impedire questo progetto.

    Perfino la ritirata (in rotta) dei tedeschi non racconta una storia di liberazione, perché ci furono solo alcuni episodi di ritorsione NaziFascista provocata dagli sporadici attentati dei partigiani che non avevano nemmeno una utilità militare (i tedeschi erano in rotta ) ma ebbero purtroppo gravi conseguenze sulle popolazioni

    Tutto questo è  DIMOSTRATO dai documenti raccolti da vari storici della resistenza nel veneto .

    Resa impossibile la creazione della Repubblica Socialista del Nord Italia, comunque il Governo Italiano operò per l’annessione e riuscì a non far votare al Referendum monarchia/repubblica  del 1946 gli Istriani, i Dalmati, gli italiani delle Isole, e ci riuscì, ma impedendo il voto anche a Udine, Pordenone, Belluno, Bolzano e centinaia di migliaia di altri cittadini avente diritto. Quindi si può dire che in maggioranza IL POPOLO VENETO non ha nemmeno votato per il referendum , rendendolo nullo.

    Nella notte dello spoglio dei voti dopo un lungo silenzio nell’afflusso dei dati d’  improvviso comparvero 2 milioni di voti per la  repubblica, e tutta via lo scarto con la quale la repubblica “vinse” non è sufficiente a cancellare il fatto che a quasi 3 milioni di persone  (quasi tutti veneti)  fu  IMPEDITO DI VOTARE, nullificando il risultato (si veda http://www.palmerini.net/blog/?p=43)

    Tutto questo l’ho  DIMOSTRATO io nel 2007 con dei documenti raccolti nelle biblioteche e con le gazzette ufficiali, si vedano

    Non stupisce dunque che Napolitano, Fini e Berlusconi quest’anno ribadiscano all’unisono la favola della resistenza, perché la realtà è ben diversa e massacra e sbugiarda la storia della resistenza.

    Per quanto riguarda le Venetie, si può parlare non di resistenza ma solo di un colpo di Stato fallito, operato dai comunisti con la complicità di repubblicani, liberali e cattolici popolari come De Gasperi e del Governo Italiano.

    Ma sono il primo a dire che la resistenza ci fu nel centro italia, ed è una storia  italiana, ma non può essere un valore condiviso della storia veneta.

    Anche in questo aspetto la storia delle Venetie è ben diversa dal resto d’Italia e non ha nulla a che spartire.

    E d’altra parte, poiché nel 1866 i risultati del plebiscito per l’unità all’italia furono pubblicati sulla gazzetta ufficiale ben 3 giorni prima dello svolgimento, che cosa volete che faccia un occupante abusivo di una terra sovrana se non cercare di coprire le conseguenze di quel colpo di Stato con una storia inventata, che così si cancella anche un secondo fallito colpo di Stato  e la millenaria storia del popolo originario?

    Per noi veneti da 15 secoli ll 25 aprile è San Marco, cioè  la festa del popolo veneto, e sarà sempre di più così anche se coperta dallo Stato e dalla  Regione Veneto che si impegnano a cancellarla  e a sostituirla con una ricorrenza fasulla (per noi veneti) come quella della resistenza.

    Il 25 aprile non è e non sarà mai una data condivisa perché è un falso

    http://www.palmerini.net/blog/?p=224

    Dunque viva  San Marco e i valori di Verità che ha sempre ispirato.

    E smettano i vertici italiani di coprirsi di ridicolo, dato che questa email viene mandata a circa 30.000 persone e sempre di più saranno negli anni a venire.

    Le bugie di ieri e di oggi non reggono più, ed è un fatto dovuto alla proliferazione dei mezzi di comunicazioni delle informazioni.

    E’ bastato che il 10% della popolazione russa avesse il telefono per far crollare il regime, figurarsi con il 10% di popolazione con internet.

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    La falsificazione e il riciclo delle firme in materia elettorale ora porta al carcere, ma non la casta.

    Per presentare un candidato sindaco, o per la provincia, occorre presentare, insieme alla lista dei consiglieri, anche un certo numero di firme di sottoscrizione,  firmata da cittadini elettori del comune o della provincia, le cosiddette liste di sottoscrizione. Il numero delle firme necessarie varia a seconda della dimensione del comune, della provincia e della regione.2006_italian_pollbox

    Per una provincia come Padova ci vogliono 500 firme, ma meglio 600 per essere sicuri di quelle non corrette.

    Per un comune come Padova ci vogliono 350 firme, ma meglio 400 per essere sicuri di quelle non corrette.

    Sembrano poche, ma nella pratica in un giorno di piazza si riescono a raccogliere mediamente 15 firme, ed ecco che occorrono 40 giorni di lavoro per adempiere a questo impegno per una provincia, più i giorni  necessari alla preparazione burocratica, come richieste di permessi, scartoffie varie, incontri con i candidati, preparazione di volantini, manifesti ecc ecc.

    E’ un procedimento molto gravoso, che  richiede una squadra di persone molto numerosa ed attiva, molto tempo dedicato, insomma un investimento di molte migliaia di euro, con la necessità che i coordinatori restino  assenti dal lavoro per più settimane, oltre a trascurare la vita famigliare.

    Le aziende private inferiori ai 15 dipendenti, che sono quelle che fanno il 90% del prodotto italiano, semplicemente  non possono restare senza un dipendente per 2 o 3 mesi quanti sono quelli richiesti per la candidatura, e di conseguenza tendono a licenziare gli attivisti politici.

    Mentre invece gli impiegati pubblici, i sindacalisti e altri soggetti possano assentarsi dal lavoro per lungo tempo senza venire licenziati, come per altro certi avvocati e categorie speciali. Di fatto insomma questi ultimi vengono di fatto privilegiati nella partecipazione elettorale, ed ecco perché  di fatto si è venuta a creare una casta politica sconnessa dalla società reale fatta di statalisti e di grandi imprenditori, che di fatto per altro si odiano fra di loro con continua inutilebattaglia politica lontana dai cittadini.

    Tutto ciò di fatto rende impossibile la partecipazione di chi lavora nel privato e della sua classe media produttiva, perché per la campagna elettorale il lavoratore (autonomo o dipendente) dovrebbe assentarsi dal lavoro ben più delle ferie annuali, e insomma questi impedimenti  escludono questi cittadini dall’essere soggetti attivi in una democrazia violando la costituzione.

    Il risultato è che esiste un forte sindacato dei grossi industriali, un grosso sindacato statalista, e nessuna rappresentanza delle Piccole e Medie Imprese e dei suoi lavoratori che sono gli unici a produrre reddito!

    In parte tutto questo è stato nel corso degli anni un po’ mitigato nella pratica, ade esempio con la falsificazione delle firme necessarie per la sottoscrizione di candidatura, oppure realizzata riutilizzando le firme raccolte in precedenti campagne (da cui alcuni morti risultavano aver firmato) , ma ha anche generato un mercato sotterraneo di “pacchi” di firme raccolte nei sindacati, negli ospizi, nei patronati e poi offerti  ai candidati  i quali  promettevano favori o pagavano il blocco. Tutte pratiche penalmente rilevanti e sovversive dei diritti dei cittadini sottoscrittori  ma  le leggi elettorali le sanzionavano con una semplice ammenda di poche centinaia di euro, quindi di fatto le incentivavano.

    Nel concreto, pagando le firme si entrava nel circuito senza danno, anzi, si risparmiava rispetto alla concreta onesta raccolta delle firme molto più costosa e gravosa.

    Naturalmente questo aveva anche l’effetto, probabilmente voluto dal regime, di selezionare fin dall’inizio la classe politica, perché fin dall’inizio ai candidati veniva richiesta di fatto la commissione di reati rendendo ogni eletto facilmente ricattabile dal regime occulto stesso.

    Ora  la Corte Costituzionale, con sentenza 394 del 2006, ha dichiarato incostituzionale quell’articolo che applica una semplice  sanzione amministrativa sul reato di falsificazione delle firme  apposte dai cittadini sottoscrittori di liste elettorali.

    Il principio è quello della proporzionalità della sanzione rispetto alla stessa fattispecie di reato ma in altri contesti. Insomma, una firma è una firma, e solo una criminalità politica ha pensato di non considerare gravissima la falsificazione delle firme in materia elettorale, con lo stravolgimento della volontà dell’elettore.

    Dunque i giochi saranno diversi per il futuro, e la  pratica comune dei partiti  di raccogliere firme di sottoscrizione con vari sotterfugi (compresa la sottoscrizione di liste diverse per poi riciclare le firme sotto altri simboli ) e la  falsificazione, verrà sanzionata, salvo il fatto che gli eletti con brogli in passato hanno poi sempre amnistiato questi reati, sovvertendo la costituzione.

    Ma c’è anche da dire che  per evitare tutto questo e anche la censura morale, i partiti in parlamento da anni si sono esentati da soli dalla raccolta firme, e  nelle recenti competizioni hanno creato una ulteriore  disparità di trattamento per la competizione che ha sovvertito la costituzione e il principio di eguale partecipazione. In pratica questa è l’origine della casta.

    Seppure il principio sancito dalla Corte è giusto, il risultato finale sarà  sempre di più 2 pesi e 2 misure. Vale a dire che si realizzerà in effetti il principio che “Chi sta già dentro al palazzo non deve far nulla per vincere le elezioni, chi sta fuori è tenuto sempre più fuori con vari cavilli e impedimenti.” Oramai con il solo 15% dei consensi della popolazione (che risulta come il 40%  dei votanti) , si mantiene il governo.

    Credete che ci vorrà molto per vedere la dittatura palese e l’abolizione delle elezioni ?

    http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/GuidaElezAmm/0_allegati/giurisprudenza/corte_costituzionale/2006_2010/Ccost_394_2006.pdf

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