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L'Opinione

di Loris Palmerini

September 7, 2010, 6:36 pm
  • Riproduzione riservata
  • 10 anni di autogoverno: genesi e storia di un successo

    Loris PalmeriniQuando nel 1996 ho cercato di candidarmi al parlamento italiano, ho subìto degli abusi d’ufficio, dei reati, che mi impedirono la candidatura.
    Questo mi spinse a fare delle denunce alla magistratura tanto più importanti quanto circostanziate da prove, ma avevo anche scoperto un sistema di firme false, violazioni della costituzione, ineleggibilità ecc che di fatto rendevano le elezioni un gioco per le mafie.

    Queste mie denunce, anche in Tv come Canale Italia mi sono costate una censura totale che solo oggi, al tempo di internet, è meno pressante, perché le informazioni circolano comunque.

    Tanto per chiudere questo discorso, ecco ancora una volta il dossier con le prove (clicca)
    Naturalmente non furono perseguiti questi crimini del regime che oggi tutti chiamano casta. Ma le mie denunce circolavano con la rete a migliaia di persone.Qualcuno disse che la violazione delle firme che denunciavo c’erano state.Le mie denunce scoperchiavano un sistema talmente diffuso da farlo coincidere con lo stato italiano stesso e colpivano anche il presidente della Repubblica Scalfaro, per cui si procedette alla depenalizzazione…. ma può un parlamento eletto con brogli rendere legali i brogli stessi ? Può un dittatore dire “io sono la legge” ?

    Insomma da alcuni magistrati di Padova, a quelli di Venezia e Milano e Roma, in molti magistrati hanno sovvertito la costituzione non perseguendo quei reati, forse per carità di patria, forse perché il sistema è una dittatura occulta, ma dimostrando che la magistratura spesso fa politica, anche se non tutta.

    Quando poi in seguito  dimostrai la connessione di alcuni fenomeni sovversivi con Scalfaro, mi ritrovai io stesso denunciato per offese al presidente, salvo il fatto che  tutto fu poi archiviato quando chiesi il processo con le prove in mano, dimostrando che in verità le mie accuse erano fondate: Scalfaro sovvertì effettivamente la costituzione in associazione con la mafia politica.

    Insomma da allora viviamo in uno stato sovvertito dalla mafia, ma anche fin dal 1993. Per la regola che ad una azione segue una reazione, purtroppo le mie denunce hanno prodotto, insieme a quelle di qualche altro, l’effetto opposto a quello voluto, ossia poiché hanno forzato il regime a produrre leggi di depenalizzazione e di auto-assoluzione che tutti conosciamo, di fatto abbiamo rafforzato il regime stesso.   E che cosa fare ? Non denunciare?

    Oggi tutti noi vediamo che il parlamento italiano è una associazione di auto-nominati e auto-assolti, fatta per il 30% di drogati ricattabili dalle mafie, di una buona fetta di corrotti e corruttori, di ineleggibili, di puttanieri e puttane …. insomma si salvano in pochi e tutto l’insieme non vale più di una associazione privata orgiastica. Ma il fargli perdere la maschera non è valso a indebolire il regime, anzi oramai è una dittatura più che palese pronta a scatenare la guerra civile ai primi disordini perché la guerra civile rafforza il regime, dandogli il modo di fare leggi speciali. Ecco cosa fu il G8, un primo tentativo.

    Mentre quello che dico è oggi in parte una percezione frequente, a volte perfino comune, 12 anni fa naturalmente venivo preso per pazzo.

    Posso dire che “avevo ragione” o  debbo negare a me stesso anche il diritto alla proprietà delle mie idee ? Per esempio, dato che da anni preannunciavo la crisi economica, posso dire che avevo ragione e che non sparlavo? (nota:il peggio della crisi deve ancora cominciare)

    Comunque, in tutte quelle denunce ho sempre cercato di far valere il principio della veridicità delle elezioni e il rispetto dei diritti dell’uomo, e per dimostrare che elezioni italiane erano e sono del tutto truccate e incompatibili con i principi fondamentali delle democrazie, ho passato anni a studiare le leggi sia italiane che internazionali, sopratutto quelle sulle norme fondamentali, sulle costituzioni, sui diritti umani.

    Così come in precedenza avevo studiato la Costituzione, il diritto pubblico, le norme penali anche militari, il diritto pubblico e amministrativo ecc, nel 1998 stavo appunto studiando quelle leggi fondamentali come il “Patto Internazionale sui diritti civili e politici”, oppure la “Convenzione Europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, che al tempo non venivano nemmeno riportate nei manuali universitari, ma che di fatto sono più importanti delle leggi dello stato e perfino della costituzione.

    Sto dicendo che all’università ancora oggi non si fa capire agli studenti che le leggi internazionali ratificate, come i “Patti” ratificati con la L.n.881 del 1977, prevalgono anche sulla costituzione e sulle leggi ordinarie, e a riprova ci sono anche diverse sentenze costituzionali che lo dimostrano.

    Quello che sto dicendo è che se si chiede al governo italiano di rispettare una norma di legge che esso viola, di prassi il governo italiano cambia la legge e annulla la violazione. Cioè, per esempio, dato che il Cavaliere tromba delle minorenni, scommetto che presto verrà portata la minore età a 16 anni, così  il problema sarà risolto assieme alla legalizzazione dei bordelli (il cavaliere mi invii 1 milione di Euro per il suggerimento, grazie). Ci sono dei pedofili in parlamento o fra i preti ? Basta scarcerare tutti i pedofili . E così via.

    Piaccia o meno, questa è l’Italia, il paese dove un Tanzi fotte i risparmiatori e non paga nulla, e il figlio chiede il risarcimento dei danni alla azienda truffata.

    Io invece, fino ancora al 1997, ignaro allievo della sc*uole del regime, mi credevo italiano, studiavo come far rispettare quei principi come il diritto a “elezioni veritiere”, oppure il diritto alla “irretroattività della legge penale”, ecc.

    Da quello studio venni a conoscere delle leggi internazionali sul diritto di autodeterminazione dei popoli, sul diritto di indipendenza dei popoli, sui diritti umani del singolo che appartiene ad un popolo ecc ecc. Si potrebbe discutere fino a domani su che cosa è un popolo, ma non finiremmo mai se non quando da qualche parte non troveremmo un riferimento preciso e inconfutabile che lo stabilisca per legge.

    Il “valore della legge” è un principio che fu fondante della prima repubblica moderna, la repubblica veneta, ed oggi viene chiamato lo “stato di diritto”, ossia quel principio per cui uno stato deve rispettare le sue stesse leggi, lui per primo e prima dei cittadini. Questo concetto è del tutto assente nella repubblica italiana. Se un capo del governo italiano violenta una minorenne in casa sua, non prevale la legge penale e lo si arresta, prevale il principio politico e astratto della “privacy” con il quale si ritirano le foto che non dovrebbero contenere nulla, ma delle quali si chiede il sequestro non si sa per nascondere cosa (se non c’è nulla da nascondere …).

    Se oggi faccio un riferimento alla storia veneta, e mi difendo meglio dagli abusi del governo italiano, non è perché l’Italia mi ha educato a questo. Lo devo ad un risveglio lento e graduale .

    Quando nel 1997 i Serenissimi “Liberarono” il  campanile di San Marco, dentro di me, come in milioni di veneti nacque una domanda:  perché?
    In molti aspiravano all’indipendenza, ma non sapevano nemmeno il perché, anzi si sentivano anche un po’ in colpa per quel volere un po’ “egoista”.

    Io come gli altri, plagiato ed “educato” dalla s*cuola italiana non capivo quel gesto, e così è rimasto per il 99% della popolazione, anzi, la repressione culturale e simbolica che ne seguì portò al più lungo periodo di allontanamento dalla causa veneta che solo ora sta per finire.

    Io come gli altri veneti non sapevo di essere appartenente ad un popolo,  credevo che veneto significasse  appartenente ad una “regione” dell’Italia. Nulla mi era mai stato spiegato della mia storia.Le peggiori profezie di Orwell che sono state realizzate sul popolo veneto è il più cancellato dalla storia pur essendo fra le più importanti e longeve civiltà della storia del mondo, il popolo più censurata di ogni altro al mondo.

    Non so se al mio risveglio contribuirono di più i Serenissimi (che comunque ringrazio) o alcune amicizie (che comunque ringrazio) oppure io stesso (in molti non si sono risvegliati), ma certo da allora ho letto diversi libri di storia, diventando oggi uno di quelli che ne sa qualcosa in un deserto culturale desolante ancora oggi fra gli stessi venetisti. Un deserto ovviamente da loro non voluto e non noto ma che dimostra la censura di  cui sopra.

    Ma sta di fatto che quando, leggendo di storia, e di diritto, scoprii quella legge che dice  “L’autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia.” Art.2 Legge Cost. 22 maggio 1971, n. 340,
    avevo ben presente i termini del discorso, ed anche la volontà espressa dai Serenissimi prendeva un’altra valenza giuridica (che non fu mai fatta valere in tribunale) , e intuii la possibilità di iniziare un nuovo stato autodeterminandolo e facendo valere questi diritti “con le leggi”.

    Per  questo mio “credere nelle leggi” sono stato sempre ridicolizzato, ancora oggi deriso in un paese senza legge reale, ma quando si deride questo si deride l’essere veneto nell’anima.

    In quel tempo che iniziai a ricercare qualcuno per fondare le Istituzioni di Autogoverno, si sappia per la cronaca, io avevo la bandiera italiana alla finestra, che tolsi quando la polizia italiana mi sfrattò di casa, inviata da un magistrato collega di stanza della proprietaria dell’immobile che avevo in affitto, anche essa magistrato “onorario” cioè fuori costituzione. E tutto per un affitto non dovuto con un contratto senza firme per le clausole vessatorie.

    Dal 1998 ho  cercato per oltre un anno qualcuno che come me fosse disposto ad iniziare questo nuovo ordinamento giuridico, quello dell’Autogoverno del Popolo Veneto. Quando nel 1999 trovai in Segato e Franceschi le persone disposte a fare un percorso, con molta calma , con molta discussione, con tanta storia che ci ricordasse chi siamo e da dove veniamo, cominciammo a fare i passi necessari e il 31 luglio 1999 fondammo il governo del popolo veneto.

    Oggi tutto corre più veloce, gli eventi precipitano, il Veneto conosce 5000 disoccupati in più al mese …….

    Allora ci fu invece quel momento di armonia e fiducia reciproca per cui …. iniziò un nuovo stato. Fummo indagati dalla magistratura e ….. archiviati.

    Di strada da allora ne abbiamo fatta tanta, dal fare le elezioni nazionali venete, al fare leggi, al regolamentare l’immigrazione come oggi l’Italia si è adattata a fare, all’aprire relazioni internazionali, al fare ambasciatori, polizie, schierare poliziotti ecc ecc.

    Sono stati 10 anni nei quali ho giocato il ruolo di garante imparziale dei ruoli, lavorando con personaggi di rilievo ed altri assolutamente scarsi o in malafede, come succede sempre nella vita direi.

    Oggi io festeggio 10 anni di autogoverno, che nel frattempo ho dimostrato essere non un nuovo stato, ma il recupero di diritti precedenti, perché nel 2006 ho dimostrato che il plebiscito del 1866 non era legalmente valido e non costituisce titolo di possesso per l’italia, e non bastasse, ho dimostrato nel 2007 che il referendum del 1946 non è legalmente valido per il mancato voto di Istriani, Dalmati e molti altri cittadini fino a rendere  non certo il risultato pro-repubblica.

    Queste ultime cose più recenti sono quelle che segneranno ancora più pesantemente la fine dell’Italia, che è uno stato abusivo nato per tenere servi i popoli italici, e smettiamola di chiamarli italiani.

    Oggi io festeggio 10 anni di indipendenza dello Stato delle Venetie, che è uno stato sovrano dal 1866 ma è militarmente occupato.

    Non ha nessuna importanza quello che dicono gli occupanti abusivi: le nostre terre non sono loro. Per quanto essi siano d’accordo insieme, e traggono dalle nostre terre e dalle nostre genti il loro massimo profitto, le Venetie sono dei Veneti, che siano Veneti, Friulani, Istriani o altro, le loro terre appartengono solo a loro sotto il segno di San Marco.

    So che manca ancora molto perché questo sia evidente, ma intanto, con le mie teorie astruse, con il mio idealismo, con il mio parlare al vento come questa email, sono riuscito a portare, grazie ad altri che mi hanno aiutato, molte persone a definirsi “stato”, “nazione”, Popolo veneto, e seppure io non dovessi più esserci, questo ormai è fatto.

    Ho compiuto una trasformazione semiotica, ed oggi i veneti sanno a decine di migliaia, che sono liberi, che sono e posso essere sovrani nella loro terra.

    Queste cose, questa magia della trasformazione simbolica, io non la devo a nessuno, a nessuna massoneria o mafia o religione. La devo semmai ai veneti prima di me, che a loro volta la ricevettero  da altri prima di loro, e così nei millenni, in una indipendenza originaria che nasce dall’aver strappato il territorio alle acque e non ad altri popoli.

    Fra poco lascerò il mio ruolo di garante di questo nuovo sistema, di questo ordinamento giuridico, e lo deporrò nelle mani del titolare, il popolo veneto stesso, e spero che verrà ben gestito, perché potrebbe anche diventare la catena a morte del popolo veneto se gestito in maniera errata. Ma sarò lì a vigilare ancora, combattendo dal di dentro contro le facili ubriacature da potere.

    In questi 10 anni ho sacrificato molto, per esempio ho ricevute molte denunce, però tutte archiviate a dimostrare la mia legalità e la giustezza delle mie tesi. Per uscirne pulito ho dovuto fare una vita praticamente monacale, diventando infine monaco, ma non mi è pesato perché animato dall’amore per la verità, da quell’atteggiamento filosofico che si può leggere in quello che scrivo, e sopratutto perché sono sempre rimasto pulito fin dall’inizio.

    Questi 10 anni di autogoverno hanno segnato una svolta nella storia veneta, e sono contrassegnati dal mio personale contributo giuridico e storico condensato nella scrittura del ricorso presentato a Strasburgo che già oggi impone nel dibattito politico concetti come lingua veneta, autogoverno, giudici veneti ecc.

    Certo, chi si loda si inbroda, ma io oggi voglio lo stesso festeggiare questo: ho concepito come creare uno stato, qualcuno mi ha creduto, e oggi quello stato esiste e cresce. Nessuno potrà mai negare questo, nemmeno con le bugie. Illudersi di eliminare questa mia impronta dal panorama della storia veneta è una pia illusione di  politici falliti che mai hanno combinato qualche cosa nella vita.

    Loris Palmerini
    Presidente del Tribunale del popolo veneto ( fino al 5 settembre 2009)

    venerdi di repubblica 31 luglio 2009fondazione autogoverno del popolo venetofondazione autogoverno popolo veneto parte 2

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    CENSIS: il federalismo non si può fare. PD: referendum per l’Indipendenza del Veneto

    De Rita (CENSIS) ” Non è con la crisi o in risposta alla crisi che si costruirà la prospettiva federalista del Paese.”

    Il Censis è un ente di informazione molto tenuto in considerazione nonostante sia assistito e artificiale. Certamente fa “opinione” e i suoi pareri vengono spessissimo citati e presi come indicatori dai politici. Cioè fa politica.

    De Rita esprime  chiaramente il  neo-centralismo culturale che sta in realtà dominando mentre si cincischia del  federalismo.

    In sostanza dice: durante la crisi è troppo difficile fare cambiamenti verso il federalismo.

    Ma tutti sappiamo  che quando le cose vanno bene e vacche sono grasse,  i cambiamenti nessuno li vuole fare per tutti stanno bene.

    In pratica si sta dicendo, che né per la crisi, né senza la crisi, si farà mai il federalismo.

    Ed è così, sono d’accordo, perché nella realtà, il federalismo è insopportabile alle categorie parassitarie e alle popolazioni assistite senza meritarlo.

    Quale  partito di governo può permettersi di perdere l’elettorato del sud? La Lega ? Ma  pure il suo simbolo è proprietà di Berlusconi. Quale  governo può permettersi di mandare a casa 1 milione di persone assistenziato rischiando la rivolta e i voti? Nessuno.

    Nella realtà il federalismo è strutturalmente impossibile all’Italia, poiché essa si regge sulla occupazione militare di popoli invasi, alcuni tenuti a freno con il terrore (fiscale, culturale, politico, terroristico e mediatico) e l’oppressione (culturale, istituzionale, politico, economico e mediatico).

    Un riequilibrio di questo sfruttamento degli uni (i veneti)  per l’annientamento sociale e culturale degli altri attraverso l’assistenzialismo (Tirolo, Ausonia ecc) non è possibile, e porterebbe alla divaricazione degli interessi e al ritorno allo stato naturale, ossia gli stati pre-unitari.

    Siamo insomma  inchiodati  ad una situazione cui non esiste una  soluzione unitaria, e l’unica è  frammentare l’Italia, così  annullando il debito pubblico per altro falso in bilancio, e restituire libertà e benessere a tutte le genti d’Italia. Se qualcuno vorrà si farà l’Italia su base confederale, ma non credo abbia molto senso nella Europa unita come non lo ha più la Jugoslavia e la Ceco-Slovacchia.

    Il censis e De Rita lo hanno detto: non illudiamoci che le loro parole siano vuote, il federalismo non è possibile in tempo di crisi,e dico io lo è ancor meno possibile in tempo di vacche grasse nel quale chi lavora e produce non ha tempo e comunque viene accusato di razzismo.

    Comunque, le vacche sono destinate a restare a dieta molto stretta per molti anni, dato il bilancio dello stato e il debito pubblico. Non illudiamoci che questa crisi finirà tanto presto, anzi sono sicuro che il mondo non sarà mai più come prima, ci hanno fottuto con i titoli spazzatura dei quali sono stati ripagati nemmeno 1 quinto di quelli circolanti: altre 5 crisi ci aspettano, e non resterà più nulla al termine.

    Il mondo sta per affacciarsi ad una nuova era, senza dollaro di cui i Cinesi già contestano il valore.

    Con questi scenari la crisi durerà molto a lungo, 10 anni forse.

    E chi sperava nell’autonomia e nel federalismo  guardi i fatti:  dopo 10 anni di Lega al Governo si è  data l’Autonomia  a Roma, e soldi a chi li aveva sperperati come Catania e Napoli, come prima e peggio di prima, senza dare nulla ai Veneti, anzi aumentando loro le tasse durante la crisi.

    Chi si illude ancora o spera nel tempo di vacche grasse … è un pio illuso.

    Questa gente ci porterà alla bancarotta peggio del previsto, perché non hanno previsto nulla prima, e non sanno cosa fare, navigano a vista, sono figli di una cultura goliardica e mangereccia dei sessantottini, delle discoteche, dello psicadelismo, quando erano impegnati tiravano le molotov invece di usare il cervello per cambiare il sistema.

    C’è qualcuno che si illude ancora che questo stato possa riformarsi. Ma non c’è classe politica che possa essere rinnovata, perché non esistono i meccanismi democratici, le elezioni sono pilotati, il capo del governo dice che non bisogna rappresentare la realtà ma quello che vogliamo, lui ha sempre fatto così ed è arrivato al governo, impoverendo tutti però.

    Non c’è da sperare altro che nell’autogoverno internazionale di qualche popolo, i sardi, i siciliani, i veneti, che così liberano tutti dallo stato illegittimo che si chiama italia (i plebisciti furono tutti illegali contro le leggi internazionali).

    I veneti capiscono sempre più che la via è l’autogoverno diretto, per altro diritto riconosciuto dalle leggi,  cioè che ha già il permesso di essere ma manca ancora di molti uomini coraggiosi e consapevoli che lo esercitino sapendo rispettare i tempi di penetrazione culturale di cui  la popolazione  ha bisogno, mancando i mezzi di comunicazione. Difficile equilibrio, ma esito certo: non è più se succederà, ma solo il come e il quando.

    A dimostrazione che è così anche il PD comincia ora a parlare di un referendum per l’indipendenza del  “veneto”, struttura artificiale e antistorica che non corrisponde affatto al popolo veneto e che implicherebbe la nascita di un nuovo stato massonico carico di debiti italiani e dunque schiavo.manifesto partito democratico per lo stato indipendente del veneto provincia di padova

    E’ una presa per il culo e se il PD porta avanti questo referendum per l’indipendenza questo dimostra solo una cosa : esso è impossibile.

    Infatti, non costa nulla parlare di indipendenza e di referendum, convincendo  così i veneti a votare un partito che in buona parte  ha contribuito allo sterminio degli istriani e dei dalmati

    Tutto questo serve certamente  a prendere per il naso i veneti, e con l’anello tirarli ancora nel sistema politico italiano, dove nulla può cambiare, come De Rita ci conferma, e fare altri 20 anni di inutili rincorse come è stata la Lega, che con più di 10 anni al governo non ha portato a casa nulla, anzi dando autonomia e soldi a quelli che chiamava “ladroni”.

    verona

    verona

    No signori, noi siamo i veneti sovrani , il popolo veneto, che ha diritto al Lombardo Veneto e tutte le altre terre venete, nonché al risarcimento del danno per l’occupazione subita e che subiamo, oltre 300 miliardi di Euro l’anno vengono rubati al popolo veneto e restituiti solo per il 5%.

    Questo tentativo e gli altri pagheranno allo stato veneto i danni che producono, e le potenze straniere che animano e finanziano questa gente verranno stanate.

    I venetisti referendari si facciano un esame di coscienza se vogliono essere responsabili di questa truffa al popolo veneto, lavorando, come alcuni stanno già facendo, con gli eredi degli sterminatori delle foibe, pagati dallo Stato Italiano.

    Tanto, come si dimostra ad ogni dibattito pubblico o privato, l’infondatezza del progetto referendario è presto smascherata, e le idee fondate sulla verità sono sempre quelle che vincono. Si tratta solo di vedere quanta gente intelligente c’è .

    Le persone intelligenti capiscono, e seguono la verità sulla quale possono essi stessi verificare i fatti, e se esistono queste leggi.

    Tutto questo sta portando sempre più cervelli nelle Istituzioni di Autogoverno, lasciando i ladri, i bugiardi, i traditori, fuori dalle Istituzioni ed esclusi.

    Paradossalmente, questo è quello che sta facendo delle Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto delle Istituzioni sempre più forti.

    Fra pochissimo saremo in grado di governare una grande nazione come la veneta in maniera eccelsa, e un giorno non mancheremo di spiegare agli italiani, se lo vorranno,  come si fa a governare bene come sempre noi abbiamo fatto nella storia. Lo faremo, perché in fin dei conti non è utile avere un vicino sporcaccione e delinquente.

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    Ladro, pedofilo, bugiardo e corrutore: la chiesa buona si rivolta

    Ricevo e pubblico questa lettera senza verificare la fonte, perché la riflessione che induce è eccezionale.

    SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITA’bagnasco

    di don Paolo Farinella <http://domani.arcoiris.tv/?author=42>

    Egregio sig. Cardinale,
    viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

    Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

    Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica:
    Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

    Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

    Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti.
    E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

    I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

    Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità?
    Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

    Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

    Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto
    reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

    Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

    Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

    Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

    Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

    In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
    Genova 31 maggio 2009
    Paolo Farinella, prete
    Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.

    COMMENTI

    NE AVRAI SENTITO PARLARE DI QUESTO PRETE… ORA L’HO VISTO INTERVISTATO NELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA LOMBARDA “ICEBERG”…

    SOLO OGGI BAGNASCO, DOPO CHE LA LETTERA CHE QUESTO PRETE DI GENOVA AVEVA INVIATO AL CARDINALE BAGNASCO (PRES. C.E.I. E VESCOVO DI GENOVA) HA FATTO IL GIRO DELL’ITALIA INTERA, HA TIMIDAMENTE E SENZA RIFERIMENTI, PARLATO CONTRO LE VOGLIE SESSUALI… A QUANTO PARE DEGLI ITALIANI… E NON PROPRIO DEL CAPO DI GOVERNO!!

    CARI FRATELLI, IL NS. AMICO MARCO CI MANDA QUESTA LETTERA SULLA CHIESA  “CASTA ET MERETRIX” DI CUI FACCIAMO PARTE, VI PREGO CALDAMENTE DI LEGGERLA, MAGARI CON CALMA A CASA, NE VALE LA PENA.

    E’ LUNGA, LO SO, MA LE CITAZIONI DEI PROMESSI SPOSI, DI S. AMBROGIO, DI ILARIO DI POITIERS,  VALGONO DA SOLE CENTO OMELIE DEL VENERDI’ SANTO IN VATICANO.

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