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L'Opinione

di Loris Palmerini

September 9, 2010, 12:50 pm
  • Riproduzione riservata
  • Chi non vota conferma i politici di oggi (silenzio assenso)

    non-voto-non-cambioSi sta andando a votare per le regioni.
    La prossima settima spiegherò in dettaglio che queste  elezioni regionali 2010 sono illegali e vanno annullate perché il governo, innovando la legge elettorale,  ha violato la Costituzione che all’art.122  riserva questa materia alle regioni.
    E comunque, una volta riscritte le regole, si doveva comunque ricominciare tutto da capo.

    Tornando al “voto” del 28 marzo , ogni regione ha un Consiglio regionale fatto di qualche decina di persone,

    Prendiamo il caso della Regione  Veneto che ha 60 consiglieri.

    Indipendentemente da quanti andranno a votare,  quelle sedie 60 sedie verranno comunque occupate.

    Cioè, se il 100% degli elettori del Veneto andrà a votare, ci saranno 60  eletti.
    Se solo il 40% degli elettori andrà a votare, ci saranno lo stesso 60 eletti.

    Di passaggio, per le elezioni regionali voteranno solo i cittadini italiani  residenti, non come alle elezioni Comunali ed Europei dove votano anche i   residenti cittadini europei come Romeni, Austriaci, Polacchi ecc

    Supponiamo che gli italiani del Veneto voteranno così:
    Bianchi 20%
    Rossi 20%
    Blu 20%
    Neri 20%

    Allora in Consiglio ci saranno

    15 Consiglieri Bianchi
    15 Consiglieri Rossi
    15 Consiglieri Blu
    15 Consiglieri Neri

    Ma vediamo un po’ cosa cambia con il non voto.

    Se per esempio NON andranno a votare 1000 (o 1.000.000) di persone in meno per ogni colore, non cambierà nulla.

    Ma se invece non andranno a votare tutti quelli che votano blu, la presenza parlamentare sarà a vantaggio dei rimanenti
    Bianchi 33%
    Rossi 33%
    Blu 0%
    Neri 33%

    Allora in Consiglio ci saranno

    20 Consiglieri Bianchi
    20Consiglieri Rossi
    0 Consiglieri Blu
    20 Consiglieri Neri

    Siccome i blu sono coloro che sono schifati da tutto, ecco che il non voto favorirà di fatto i partiti maggiori con una più alta rappresentanza, fasulla per altro.

    Per altro quelli schifati sarebbero gli unici propensi a votare nuovi partiti, e invece convinti a stare a casa di fatto confermano il sistema o lo rafforzano

    IL NON VOTO NON FA ALTRO CHE FAVORIRE I SOLITI NOTI CORROTTI

    Anche lasciare la scheda bianca o annullarla non cambia nulla: risultano più votanti ma le percentuali restano le stesse .

    Per rompere le uova nel paniere del potere incancrenito,  dei mestieranti, bisogna dunque andare a votare e votare un partito medio piccolo, così da favorire il ricambio.

    Oppure votare giovani o movimenti nuovi, nonostante tutto.

    Io non faccio propaganda per il voto alle donne, le considero uguali ai maschi e dunque  ritengo vadano votate solo se lo meritano. Non credo che una persona vada votata  perché ce l’ha o perché non ce l’ha  – anzi trovo discriminatorie le quote rose a danno dei maschi.

    Insomma, andare a votare anche nelle elezioni truccate ed illegali è l’unica maniera per rompere un po’ le uova nel paniere delle banche che controllano il sistema.

    Anche fare scheda bianca o annullarla con insulti o cacca, porta allo stesso risultato : si rafforza il voto di chi c’è già.

    Ecco perché i maggiori leader stigmatizzano il voto alle formazioni minori, sono l’unica variabile non controllata in  elezioni per il resto preconfezionate.

    E’ del tutto evidente che anche queste sono elezioni illegali.

    Per esempio, qualcuno mi può spiegare perché tutti hanno dovuto raccogliere le firme per le candidature e farle autenticare, ma poi si è esentato Formigoni?

    Quanti altri partiti sarebbero stati in grado di presentarsi se non c’erano le autentiche da fare ?

    I soliti vecchiacci mestieranti si sono AUTO esentati da alcune formalità, violando la costituzione!

    Questo rende impari il confronto. Per non dire che i possessori di TV che si fanno pubblicità per loro soli escludendo gli altri.

    Come dissi nel 1999, Vai a votare e vota un partito che non hai mai sentito prima.

    Una volta votato per il cambiamento, si potrà poi chiedere con un ricorso l’annullamento delle elezioni per l’illegalità delle elezioni.

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    TAR del Veneto: il “popolo veneto” non esiste !

    tar-venetoIl TAR del Veneto, chiamato a condannare la Regione Veneto per il mancato rispetto dei diritti del “popolo veneto” previsti dalla L.n.302/1997, ossia il bilinguismo e altri diritti delle nazioni “minori”,  ha detto che le parole dello Statuto regionale “autogoverno del popolo veneto”   (art 2) non significano nulla, ed indicano solamente i residenti del territorio regionale.

    Questa interpretazione contraddice del tutto gli atti preparatori dello Statuto regionale ma anche quanto ha affermato del Consiglio regionale del veneto nel 1998 con la risoluzione 42, nella quale il “popolo veneto” veniva  riconosciuto invece quale soggetto capace anche di Autodeterminazione e di referendum.

    Questa interpretazione di 3 magistrati del TAR del Veneto segue e conferma il giudizio di altri 20 magistrati di vari Tribunali e Corte d’Appello, tutti chiamati negli ultimi in 15 giorni a giudicare le istanze di riconoscimento del popolo veneto grazie al meccanismo elettorale.

    Essendo passato tutto sotto giustizie diverse, la risposta mostra chiaramente che per lo Stato i veneti non hanno alcun diritto all’autonomia, e nemmeno al bilinguismo.

    Di fatto lo Stato disconosce ai veneti qualunque identità, cioè per lo Stato i Veneti non hanno né storia, né lingua, né diritto ad alcuna autonomia o al bilinguismo, tanto meno ad un referendum. Tutte cazzate quindi anche quelle dalla Risoluzione 42 che aveva riconosciuto invece anche un diritto all’autodeterminazione.

    Muore quindi ogni speranza ad uno statuto speciale per il Veneto, in quanto per il TAR i veneti non hanno alcuna specialità, sono cittadini come quelli delle altre regione, e per ciò non potranno mai avere un riconoscimento di regione “speciale”, sopratutto in un periodo in cui, a causa del bilancio, si tagliano i fondi anche  alle regioni a statuto speciale.

    Sono dunque vuote anche le promesse dei partiti come la Lega, solo 2  giorni fa Zaia, dato per vincente, ha proprio fatto riferimento allo stesso articolo dello Statuto per dire che si farà il federalismo prima in Veneto che altrove.  Per il TAR sono fandonie, non ci sarà mai un federalismo per i veneti prima che per le altre regioni.

    Anche gli altri partiti che puntano ad un referendum per l’indipendenza sanno ora che non sarà mai possibile in quanto lo Stato non riconosce alcuna identità degna di essere identificata.

    Forse fra molti anni, ridotti al lastrico, i veneti avranno un po’ di decentramento, ma solo quando il parlamento di Roma già oggi pieno di leghisti, ne farà gentile concessione, oppure quando le bombe ( a cui non si inneggia) porranno il problema come in Trentino. Ma considerando che i veneti d’oggi non sono guerrieri, e che  nessun parassita ha mai lasciato volontariamente libero l’organismo che uccide succhiandogli le energie, un tal giorno non si vede nemmeno nell’immaginario.

    La sentenza del TAR rende palese la volontà dello Stato, perché è il frutto di un intenso scambio di esclusioni e ricorsi del partito “Venetie per l’Autogoverno” che ha portato a sostegno le leggi, compreso il recente trattato di Lisbona, per far valere i diritti della nazione veneta.

    30 magistrati hanno valutato i diversi ricorsi, distribuiti fra Tribunali, Corte d’Appello e TAR.

    Messi alle strette sulle leggi, comprese le leggi sulle minoranze, il trattato di Lisbona, la legge elettorale ecc, al TAR non è rimasto che negare la stessa esistenza del popolo veneto e quindi qualunque riconoscimento di legge.

    Le parole usate dal TAR sono queste

    “… quanto statuito dallo dall’art.2 dello Statuto della Regione Veneto (“L’autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alla caratteristiche e tradizioni della sua storia”) non sia idoneo ad identificare quale entità soggettiva autonoma il “popolo veneto” [..] in quanto la dizione ivi utilizzata non consente di identificare una minoranza autoqualificata, essendo più correttamente riferibile alla popolazione residente nell’ambito territoriale della Regione Veneto, senza specifiche distinzioni connesse alla discendenza;”

    Insomma,  i residenti della Regione Veneto sono il “popolo veneto”, non sono solo i “cittadini”, quindi, ma a anche gli  immigrati, e  tanto più ce ne sono, tanto più  cambia anche il “popolo veneto”.

    Quanto affermato dal TAR va certamente ad annullare il senso anche della cosiddetta “festa del popolo veneto” istituita dalla regione, e pure il riconoscimento della Lingua Veneta, che non è degna di alcuna tutela se non pochi spiccioli per qualche associazione di colore che organizza sagre paesane.

    E’ evidente che questo dimostra chiaramente che lo Stato Italiano, per mezzo dei suoi magistrati quasi tutti del sud Italia, attua la pratica della Assimilazione della popolazione, con una politica e una pratica razzista per quanto sottile e fino ad ieri non manifesta.

    Invece, ora tutto cambia, il giorno stesso della sentenza un nostro attivista infatti, che da solo camminava per Venezia con la bandiera della Serenissima, è stato fermato per il solo fatto. Vorrei vedere chi verrebbe fermato se camminasse per Roma con un’asta portante la bandiera dell’Impero o della Città .

    Questa sentenza dimostra che lo Stato Italiano non intende trattare nulla con i veneti, e per cui, non resta altro che annullare l’annessione del Lombardo-Veneto del 1866 per le violazioni di diritto internazionale che ho descritto nel mio sito dal 2006 e nel mio libro “La repubblica mai nata” del 2007.

    W la terra di San Marco, terra di Libertà.

     Chiamati a giudicare su certe inadempienze della Regione Veneto i
    giudici del TAR hanno detto: 
    
    - "autogoverno del popolo veneto" scritto nello statuto non significa
    nulla 
    
    - "popolo veneto" significa "residenti della regione" 
    
    - i residenti non hanno diritto al bilinguismo nè sono degni di
    tutela speciale
    
    Grazie al meccanismo elettorale, in 15 giorni le istanze di
    riconoscimento del popolo veneto sono passate sotto il giudizio di 30
    magistrati di 3 giustizie diverse, e la risposta mostra chiaramente
    che per lo Stato i veneti non hanno alcun diritto all'autonomia, e
    nemmeno al bilinguismo, se non a Roma piacendo, il che vuole dire
    MAI.
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    Regione veneto: rischio commissariamento per mancato bilinguismo.

    Le “minoranze” nazionali di uno Stato, cioé quelle popolazioni che sono di nazionalità diversa da quelle maggioritaria , hanno specifici diritti stabiliti dal sistema internazionale di protezione dei “diritti umani”.

    La legge n.302 del 1997 ha reso legge italiana ordinaria la Convenzione di fonte “Consiglio d’Europa” che prevede molti diritti per le minoranze, fra i quali:

    - diritto al bilinguismo nelle scuole, nella segnaletica, nei media
    - canali radio e tv in lingua
    - diritto a giornali stampati in lingua
    - bilinguismo negli uffici pubblici
    - diritto di ricevere corrispondenza in lingua dall’amministrazione pubblica
    - diritto di esibire cartelli in lingua nel luogo di lavoro

    Nei fatti però l’Italia non ha mai applicato questa convenzione al “popolo veneto” riconosciuto dal art.2 L.n.340/1971.

    Ma in effetti nessuno ne aveva mai domandato l’applicazione secondo modalità di legge, fino a poco tempo fa. Il 30 dicembre 2009 e poi ancora il 18 gennaio 2010, la Regione veneta è stata investita da una specifica istanza da parte del “Autogoverno del Popolo Veneto”, per l’applicazione e il rispetto della legge anche nel sistema elettorale.

    L’”autogoverno del popolo veneto” è un ente pubblico previsto dall’art.2 L.n.340/1971 che si è autoistituito nel 1999 in base alla L.n.881/1977, e rappresenta legalmente il popolo veneto.

    Qualcuno pensa che è la “Regione Veneto” a rappresentare il popolo veneto, ma una sentenza della Corte Costituzionale ha chiarito che non è così, ovviamente, la “regione” è solo un ente periferico dello Stato vincolato negli scopi dalla legge statale, e non può rappresentare un “popolo”.  Si può dire insomma  che la “regione” è solo una filiale di un ente centrale , lo Stato, tanto che il  “consiglio” regionale non può essere chiamato “parlamento”. La Sicilia fa Stato a sè.

    La regione veneto ha dimostrato in pieno questa affiliazione, in quanto, una volta richiesta di applicare la norma sulle minoranze che istituisce il bilinguismo, in dispregio ai diritti umani del popolo veneto e venendo meno ai suoi obblighi legali, semplicemente non ha fatto nulla.

    Da qui la richiesta al TAR di commissariamento, presentata lunedì 8 marzo.

    E già il 12 marzo si terrà l’udienza a Venezia, perché quella convenzione sulle minoranze, ratificata con L.n.302/1997, è oggi una legge obbligatoria in quanto il trattato di Lisbona (in vigore dal 1 dicembre 2009) l’ ha “comunitarizzata”, ossia resa obbligatoria al pari delle direttive europee.

    Quale rappresentante dell’Autogoverno del popolo veneto ho chiesto al Tar del Veneto la nomina di un Commissario “ad acta” della Regione Veneto che provveda ad applicare questa legge n.302/1997, e la cosa è urgentissima perché i diritti che vengono negati mettono a repentaglio anche l’intero processo di elezione regionale. Ad esempio è negato il diritto al bilinguismo nella propaganda, e la stessa legge elettorale non è stata modificata in modo da garantire la partecipazione dei partiti espressione legale del popolo veneto, che devono essere garantiti per l’art.15 L.n.302/1997. Occorre ricordare che la legge elettorale  per l ‘art.122 Cost. come modificato nel 2000, è di competenza regionale, e il Governo centrale non può metterci le mani, anche se qualcuno lascia fare.

    E’ la prima volta, dopo 213 anni, che il popolo veneto si presenta legalmente costituito in un tribunale per chiedere il rispetto dei propri diritti, un evento storico per le implicazioni che ha questo fatto.

    Comunque vada sarà una vittoria.Il riconoscimento dei diritti porterà a grandi cambiamenti per le genti veneti.

    Se il TAR dovesse invece bocciare la richiesta, sarebbe la prova che lo Stato attua la pratica della “assimilazione”, vietata dalle norme internazionali, e sarebbe lo stesso una vittoria, perché si spalancherebbero le porte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

    E’ lì si deciderebbe  però anche se annullare non solo le elezioni regionali del 2010, ma anche le elezioni del 2005 e del 2000, in quanto la legge sulle minoranze per la Corte Europea è vigente dal 1997. Allora in Corte Europa lo Stato Italiano potrebbe vedersi costretto non solo ad attuare la norma, ma anche restituire molti miliardi di euro al Popolo Veneto, l’intera tassazione, pari a circa 100 Miliardi di euro per ciascun anno dopo il 2004 .

    Ancora, c’è chi pensa che le sentenze della Corte Europea di Strasburgo non siano applicabili in Italia, ed in effetti non sono mai state tenute in gran conto. Ma di nuovo, dal 1 dicembre 2009, con il trattato di Lisbona, quelle sentenze sono diventate immediatamente esecutive, cosa per altro già riconosciuta anche dalla Corte dell’Unione Europea. Insomma si rischierebbe in quel caso il commissariamento dell’intero Stato Italiano da parte della Unione Europea per mancata esecuzione di leggi e sentenze.

    E se anche l’Unione non facesse nulla? Di fronte al mondo e ai cittadini europei essa perderebbe la faccia sulla questione “diritti umani”. Non le sarebbe più possibile fare romanzine ai vari paese canaglia, o presentarsi come mediatrice, tutta l’Europa sarebbe delegittimata. Un caso del tutto impensabile insomma.

    Ecco perché questo ricorso al TAR è un evento di grande portata, che va nella direzione di rispettare le minoranze nazionali e le regioni, di rispetto delle leggi e della Costituzione. Una direzione opposta di quella seguita dal Governo che invece, legifera scavalcando le competenze che spettano alle regioni come per la legge elettorale.

    Per chi vuole essere presente in questo momento storico, venerdì 12 alle ore 11.00 al TAR del Veneto -2277, CANNAREGIO – Venezia

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    La “soluzione politica” non è possibile per Costituzione

    DSC05679 (small)La Costituzione stabilisce Art. 122.
    Il “sistema di elezione” e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principî fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

    Per tanto non è nel potere del Governo nè del Presidente della Repubblica quello di modificare la legge elettorale,   è una competenza regionale seppure nel frattempo che vengono rinnovati gli statuto qualcuno  applica ancora la previgente norma del 1968.

    Dunque non è nella facoltà del governo nè del parlamento modificare la legge elettorale regionale, servirebbe una legge costituzionale (2 anni).

    Si può solo risolvere la questione  con legge  della regione. Tuttavia, dove gli statuti prevedano la competenza del Consiglio regionale, essi sono sciolti, ed è improponibile una loro sostituzione da parte del governo perché la legge risulterebbe incostituzionale in quanto modificherebbe di fatto la Costituzione.

    Inoltre, qualora qualcuno  decidesse di modificare la legge (per avvantaggiare il proprio partito), esso dovrà allora inserire nella stessa legge anche le norme sulle minoranza come la L.n.302/1997 che sono divenute obbligatorie per il trattato di Lisbona dal 1 dicembre 2009.

    Questo significa che si dovrebbero rifare anche le liste del Veneto, dove la mia candidatura a Presidente è stata per il momento dichiarata invalida perché la Corte d’Appello ha deciso che se ne frega di queste norme che sono, oltre che ratificate, superiori alla norma ordinaria.

    L’art.2 garantisce i diritti inviolabili dell’uomo [ ..] nelle formazioni sociali . La Corte d’Appello però ha dimostrato dispregio di questo principio, ma solo contro i veneti.

    Oltretutto sono diritti inviolabili quelli detti “umani” e sanciti in leggi come la L.n.881/1977 e altre come la L.n.848/1955 ecc.

    L’art.25 della 881 dice che ” Ogni cittadino ha il diritto, e deve avere la possibilità, senza alcuna
    delle discriminazioni menzionate [..]
    a) di partecipare alla direzione degli affari pubblici, personalmente o  attraverso rappresentanti liberamente scelti;
    b) di votare e di essere eletto, nel corso di elezioni veritiere, periodiche, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, che garantiscano la libera espressione della  volontà degli elettori;”

    Ad oggi, in generale, sono stati  esclusi dal candidarsi una buona parte dei cittadini che non hanno potuto presentarsi a causa dell’onerosità della presentazione, come  anche la lista  “Venetie per l’Autogoverno” in veneto.

    Se per far ammettere il listino di Formigoni (per altro non più eleggibile perché già al terzo mandato) si riduce “in corsa” il numero di sottoscrizioni necessarie (ma non si capisce chi possa fare questa modifica visto che è competenza regionale),   si va a modificare la legge elettorale  a partita cominciata, si dovranno  rivalutare anche quelle situazioni di altre liste  che sono state escluse sulla base della normativa vigente, come per esempio i Radicali e Venetie per l’Autogoverno.

    E tuttavia, se si vanno a stabilire nuove regole, allora è consequenziale che altri soggetti, se le avessero conosciute, avrebbero deciso di intraprendere la corsa perché alla loro portata con i nuovi limiti, ma non l’hanno fatto per il troppo oneroso numero di sottoscrizioni che era stabilito e che ora si vorrebbe ridurre per far “passare” gli amici del potere.

    Insomma :
    - non è ammissibile in nessun caso che si cambino le regole ora da parte del governo
    - eventualmente dovrà moridificare la regola regionale  l’organo regionale previsto per statuto se attivo o la giunta nel silenzio dello statuto
    - si dovrebbero ricominciare le elezioni o prolungare i termini per la presentazione di 30 giorni almeno per dar modo agli esclusi di beneficiare della legge

    Se  si modificheranno le elezioni diversamente, saremo di fronte non più a leggi ad “personam” ma legge “ad partitum”, saremmo di fronte alla creazione di un nuovo partito fascista che si autoelegge e si autoproclama impedendo nel contempo la partecipazione altrui, piano piano siamo già dentro la dittatura. Sarebbe dunque una eversione dei principi  democrazia e dello “stato di diritto” , impugnabili di fronte alle corti internazionali, con pochi euro.

    Ma  c’è il rischio grave che la conclamazione del “partito di stato” legittimi nel diritto chiunque a costituirsi in governo indipendente e sovrano in difesa dei diritti costituzionali, se necessario anche armato al fine di proteggere i diritti umani che comprendono quelli di partecipazione.

    Insomma non s’ha da fare la modifica delle regole da parte del governo e del parlamento.
    Se si fanno nuove regole, queste devono tenere conto delle norme del Consiglio d’Europa divenute COGENTI con il trattato di Lisbona.
    Ma allora si fermi tutto e si ricominci da capo.

    Un pasticciaccio brutto. Ma davvero questa è la qualità del partito di governo ?

    La “soluzione politica” non è possibile per Costituzione
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