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L'Opinione

di Loris Palmerini

September 7, 2010, 8:18 pm
  • Riproduzione riservata
  • Info Autogoverno

    L’ Italia è occupante abusivo del Lombardo-Veneto

    Venetie e Lombardo esenti da IVA: ecco perché

    NON E’ PIU’ SICURO CHE IL LOMBARDO-VENETO SIA ITALIANO !!!

    Le prove che il Referendum del 1946 è nullo

    La “resistenza” contro il nazifascismo ci fu ma non nelle Venetie

    Volevano la Repubblica Jugoslava nel Nord Italia, ovvero la balla della resistenza e della liberazione

    Il 25 aprile non è una data condivisa perché è un falso

    Già dal ‘33 i comunisti italiani d’accordo con quelli jugoslavi per annettere alla Jugoslavia tutta l’Istria e la Dalmazia.

    Sulle foibe un documento scioccante che svela segreti di Stato inconfessabili

    La prova che lo Stato Veneto esiste ed è sovrano (Venetie, Lombardia e Mantova)

    10 anni di autogoverno: genesi e storia di un successo

    Le vie legali per il federalismo esistono da 20 anni, se qualcuno ha il coraggio di applicarle

    Il cittadini del popolo veneto si rivolgono a Strasburgo: liberateci dall’Italia razzista.

    Imposta all’Italia la regolarizzazione di 9000 giudici abusivi.

    Giudice di nazionalità e lingua veneta: ricorso in tribunale firmato da 345 persone

    Entro 3 anni tribunali gestiti dai veneti e bilingue

    Sottoscrizione appello per il rispetto delle leggi internazionali e dei diritti del popolo veneto

    Segato tenuto in prigionia per il rifiuto di incastrare Franceschi e Palmerini

    Confutazioni delle più diffuse illazioni ed errori riguardo alle istituzioni venete.

    messaggio elettorale per l’autogoverno delle Venetie

    IL REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO E’ LEGALMENTE IMPOSSIBILE

    No all’autonomia e all’autogoverno del veneto, ma indipendenza delle Venetie

    COLLEGAMENTI

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    CENSIS: il federalismo non si può fare. PD: referendum per l’Indipendenza del Veneto

    De Rita (CENSIS) ” Non è con la crisi o in risposta alla crisi che si costruirà la prospettiva federalista del Paese.”

    Il Censis è un ente di informazione molto tenuto in considerazione nonostante sia assistito e artificiale. Certamente fa “opinione” e i suoi pareri vengono spessissimo citati e presi come indicatori dai politici. Cioè fa politica.

    De Rita esprime  chiaramente il  neo-centralismo culturale che sta in realtà dominando mentre si cincischia del  federalismo.

    In sostanza dice: durante la crisi è troppo difficile fare cambiamenti verso il federalismo.

    Ma tutti sappiamo  che quando le cose vanno bene e vacche sono grasse,  i cambiamenti nessuno li vuole fare per tutti stanno bene.

    In pratica si sta dicendo, che né per la crisi, né senza la crisi, si farà mai il federalismo.

    Ed è così, sono d’accordo, perché nella realtà, il federalismo è insopportabile alle categorie parassitarie e alle popolazioni assistite senza meritarlo.

    Quale  partito di governo può permettersi di perdere l’elettorato del sud? La Lega ? Ma  pure il suo simbolo è proprietà di Berlusconi. Quale  governo può permettersi di mandare a casa 1 milione di persone assistenziato rischiando la rivolta e i voti? Nessuno.

    Nella realtà il federalismo è strutturalmente impossibile all’Italia, poiché essa si regge sulla occupazione militare di popoli invasi, alcuni tenuti a freno con il terrore (fiscale, culturale, politico, terroristico e mediatico) e l’oppressione (culturale, istituzionale, politico, economico e mediatico).

    Un riequilibrio di questo sfruttamento degli uni (i veneti)  per l’annientamento sociale e culturale degli altri attraverso l’assistenzialismo (Tirolo, Ausonia ecc) non è possibile, e porterebbe alla divaricazione degli interessi e al ritorno allo stato naturale, ossia gli stati pre-unitari.

    Siamo insomma  inchiodati  ad una situazione cui non esiste una  soluzione unitaria, e l’unica è  frammentare l’Italia, così  annullando il debito pubblico per altro falso in bilancio, e restituire libertà e benessere a tutte le genti d’Italia. Se qualcuno vorrà si farà l’Italia su base confederale, ma non credo abbia molto senso nella Europa unita come non lo ha più la Jugoslavia e la Ceco-Slovacchia.

    Il censis e De Rita lo hanno detto: non illudiamoci che le loro parole siano vuote, il federalismo non è possibile in tempo di crisi,e dico io lo è ancor meno possibile in tempo di vacche grasse nel quale chi lavora e produce non ha tempo e comunque viene accusato di razzismo.

    Comunque, le vacche sono destinate a restare a dieta molto stretta per molti anni, dato il bilancio dello stato e il debito pubblico. Non illudiamoci che questa crisi finirà tanto presto, anzi sono sicuro che il mondo non sarà mai più come prima, ci hanno fottuto con i titoli spazzatura dei quali sono stati ripagati nemmeno 1 quinto di quelli circolanti: altre 5 crisi ci aspettano, e non resterà più nulla al termine.

    Il mondo sta per affacciarsi ad una nuova era, senza dollaro di cui i Cinesi già contestano il valore.

    Con questi scenari la crisi durerà molto a lungo, 10 anni forse.

    E chi sperava nell’autonomia e nel federalismo  guardi i fatti:  dopo 10 anni di Lega al Governo si è  data l’Autonomia  a Roma, e soldi a chi li aveva sperperati come Catania e Napoli, come prima e peggio di prima, senza dare nulla ai Veneti, anzi aumentando loro le tasse durante la crisi.

    Chi si illude ancora o spera nel tempo di vacche grasse … è un pio illuso.

    Questa gente ci porterà alla bancarotta peggio del previsto, perché non hanno previsto nulla prima, e non sanno cosa fare, navigano a vista, sono figli di una cultura goliardica e mangereccia dei sessantottini, delle discoteche, dello psicadelismo, quando erano impegnati tiravano le molotov invece di usare il cervello per cambiare il sistema.

    C’è qualcuno che si illude ancora che questo stato possa riformarsi. Ma non c’è classe politica che possa essere rinnovata, perché non esistono i meccanismi democratici, le elezioni sono pilotati, il capo del governo dice che non bisogna rappresentare la realtà ma quello che vogliamo, lui ha sempre fatto così ed è arrivato al governo, impoverendo tutti però.

    Non c’è da sperare altro che nell’autogoverno internazionale di qualche popolo, i sardi, i siciliani, i veneti, che così liberano tutti dallo stato illegittimo che si chiama italia (i plebisciti furono tutti illegali contro le leggi internazionali).

    I veneti capiscono sempre più che la via è l’autogoverno diretto, per altro diritto riconosciuto dalle leggi,  cioè che ha già il permesso di essere ma manca ancora di molti uomini coraggiosi e consapevoli che lo esercitino sapendo rispettare i tempi di penetrazione culturale di cui  la popolazione  ha bisogno, mancando i mezzi di comunicazione. Difficile equilibrio, ma esito certo: non è più se succederà, ma solo il come e il quando.

    A dimostrazione che è così anche il PD comincia ora a parlare di un referendum per l’indipendenza del  “veneto”, struttura artificiale e antistorica che non corrisponde affatto al popolo veneto e che implicherebbe la nascita di un nuovo stato massonico carico di debiti italiani e dunque schiavo.manifesto partito democratico per lo stato indipendente del veneto provincia di padova

    E’ una presa per il culo e se il PD porta avanti questo referendum per l’indipendenza questo dimostra solo una cosa : esso è impossibile.

    Infatti, non costa nulla parlare di indipendenza e di referendum, convincendo  così i veneti a votare un partito che in buona parte  ha contribuito allo sterminio degli istriani e dei dalmati

    Tutto questo serve certamente  a prendere per il naso i veneti, e con l’anello tirarli ancora nel sistema politico italiano, dove nulla può cambiare, come De Rita ci conferma, e fare altri 20 anni di inutili rincorse come è stata la Lega, che con più di 10 anni al governo non ha portato a casa nulla, anzi dando autonomia e soldi a quelli che chiamava “ladroni”.

    verona

    verona

    No signori, noi siamo i veneti sovrani , il popolo veneto, che ha diritto al Lombardo Veneto e tutte le altre terre venete, nonché al risarcimento del danno per l’occupazione subita e che subiamo, oltre 300 miliardi di Euro l’anno vengono rubati al popolo veneto e restituiti solo per il 5%.

    Questo tentativo e gli altri pagheranno allo stato veneto i danni che producono, e le potenze straniere che animano e finanziano questa gente verranno stanate.

    I venetisti referendari si facciano un esame di coscienza se vogliono essere responsabili di questa truffa al popolo veneto, lavorando, come alcuni stanno già facendo, con gli eredi degli sterminatori delle foibe, pagati dallo Stato Italiano.

    Tanto, come si dimostra ad ogni dibattito pubblico o privato, l’infondatezza del progetto referendario è presto smascherata, e le idee fondate sulla verità sono sempre quelle che vincono. Si tratta solo di vedere quanta gente intelligente c’è .

    Le persone intelligenti capiscono, e seguono la verità sulla quale possono essi stessi verificare i fatti, e se esistono queste leggi.

    Tutto questo sta portando sempre più cervelli nelle Istituzioni di Autogoverno, lasciando i ladri, i bugiardi, i traditori, fuori dalle Istituzioni ed esclusi.

    Paradossalmente, questo è quello che sta facendo delle Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto delle Istituzioni sempre più forti.

    Fra pochissimo saremo in grado di governare una grande nazione come la veneta in maniera eccelsa, e un giorno non mancheremo di spiegare agli italiani, se lo vorranno,  come si fa a governare bene come sempre noi abbiamo fatto nella storia. Lo faremo, perché in fin dei conti non è utile avere un vicino sporcaccione e delinquente.

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    La “resistenza” contro il nazifascismo ci fu ma non nelle Venetie

    Al nord del Po e specialmente nelle Venetie la storia della resistenza fu totalmente diversa da quella del sud, anzi, è un falso storico parlare di resistenza, come ora dimostro.

    Nel 1944 Togliatti (comunista), al tempo ministro della giustizia italiana, con la complicità di tutto  Governo Italiano FINANZIAVA TITO per l’annessione di Istria e Dalmatia e di tutte le Venetie , e CI SONO LE RICEVUTE.

    Questo era conforme al progetto già stabilito dal Congresso comunista del ‘33, di sottomettere la Venezia Giulia ( Istria e Dalmatia) e il popolo veneto alla dittatura comunista e a Tito, naturalmente mascherando la faccenda con il “diritto di autodeterminazione” di quelle terre. ( si veda http://www.palmerini.net/blog/?p=308 )

    Come dimostrato dallo storico Marco Pirina, Togliatti e Tito pranzavano assieme in via Veneto a Roma, insieme ad altri che oggi vengono definiti “Padri della Patria” , e Tito riceveva l’equivalente di diversi milioni di Euro odierni al mese per realizzare il progetto.

    Quando nel 1945 Tito arrivò a Trieste , Togliatti ordinò ai Partigiani di mettersi al suo servizio, e così fu, ma  furono mandati a spasso per la Slovenia fintanto che i Titini facevano l’epurazione di migliaia di persone gettate nelle foibe intorno a Trieste. giorgio-napolitano-pci1

    Il progetto per un certo momento fu quello di annettere tutte le Venetie fino al Garda con la motivazione che quei territori erano “legittimamente Sloveni” ed si disse che i veneti erano sloveni e dovevano avere una repubblica comunista confederata ( http://www.palmerini.net/blog/?p=88 )

    Per stabilire il confine orientale della nuova repubblica Italiana il governo italiano dette DELEGA IN BIANCO
    al Comandante della Brigata partigiana Garibaldi , certo Toffanin detto “Vanni”, morto solo nel 2007, noto  comunista che come tutta la sua Brigata  voleva realizzare non già la liberazione ma la dittatura comunista tanto da aver ucciso anche i comunisti moderati.

    Si veda anche il video in questa pagina http://www.palmerini.net/blog/?p=318

    Insomma, il governo Italiano tentò, con la collaborazione attiva dei Comunisti Jugoslavi, non di liberare le Venetie, ma di SOTTOPORLA ALLA DITTATURA COMUNISTA DI TITO, cioè ad un altro Totalitarismo ed ad un altro stato.

    Tutto questo è  DIMOSTRATO dai documenti usciti dagli archivi dei paese dell’est e a volte RITROVATI ANCHE A ROMA.

    Il progetto in questi termini fallì perché gli alleati (che si dice arrivarono a Trieste  prima di Tito) a cui il governo del 8 settembre voltò le spalle, arretrarono al di là del Po e cominciarono una massiccia opera di bombardamento areo squarciando Padova, Treviso e altre città, radendo al suolo Latisana ecc, proprio per impedire questo progetto.

    Perfino la ritirata (in rotta) dei tedeschi non racconta una storia di liberazione, perché ci furono solo alcuni episodi di ritorsione NaziFascista provocata dagli sporadici attentati dei partigiani che non avevano nemmeno una utilità militare (i tedeschi erano in rotta ) ma ebbero purtroppo gravi conseguenze sulle popolazioni

    Tutto questo è  DIMOSTRATO dai documenti raccolti da vari storici della resistenza nel veneto .

    Resa impossibile la creazione della Repubblica Socialista del Nord Italia, comunque il Governo Italiano operò per l’annessione e riuscì a non far votare al Referendum monarchia/repubblica  del 1946 gli Istriani, i Dalmati, gli italiani delle Isole, e ci riuscì, ma impedendo il voto anche a Udine, Pordenone, Belluno, Bolzano e centinaia di migliaia di altri cittadini avente diritto. Quindi si può dire che in maggioranza IL POPOLO VENETO non ha nemmeno votato per il referendum , rendendolo nullo.

    Nella notte dello spoglio dei voti dopo un lungo silenzio nell’afflusso dei dati d’  improvviso comparvero 2 milioni di voti per la  repubblica, e tutta via lo scarto con la quale la repubblica “vinse” non è sufficiente a cancellare il fatto che a quasi 3 milioni di persone  (quasi tutti veneti)  fu  IMPEDITO DI VOTARE, nullificando il risultato (si veda http://www.palmerini.net/blog/?p=43)

    Tutto questo l’ho  DIMOSTRATO io nel 2007 con dei documenti raccolti nelle biblioteche e con le gazzette ufficiali, si vedano

    Non stupisce dunque che Napolitano, Fini e Berlusconi quest’anno ribadiscano all’unisono la favola della resistenza, perché la realtà è ben diversa e massacra e sbugiarda la storia della resistenza.

    Per quanto riguarda le Venetie, si può parlare non di resistenza ma solo di un colpo di Stato fallito, operato dai comunisti con la complicità di repubblicani, liberali e cattolici popolari come De Gasperi e del Governo Italiano.

    Ma sono il primo a dire che la resistenza ci fu nel centro italia, ed è una storia  italiana, ma non può essere un valore condiviso della storia veneta.

    Anche in questo aspetto la storia delle Venetie è ben diversa dal resto d’Italia e non ha nulla a che spartire.

    E d’altra parte, poiché nel 1866 i risultati del plebiscito per l’unità all’italia furono pubblicati sulla gazzetta ufficiale ben 3 giorni prima dello svolgimento, che cosa volete che faccia un occupante abusivo di una terra sovrana se non cercare di coprire le conseguenze di quel colpo di Stato con una storia inventata, che così si cancella anche un secondo fallito colpo di Stato  e la millenaria storia del popolo originario?

    Per noi veneti da 15 secoli ll 25 aprile è San Marco, cioè  la festa del popolo veneto, e sarà sempre di più così anche se coperta dallo Stato e dalla  Regione Veneto che si impegnano a cancellarla  e a sostituirla con una ricorrenza fasulla (per noi veneti) come quella della resistenza.

    Il 25 aprile non è e non sarà mai una data condivisa perché è un falso

    http://www.palmerini.net/blog/?p=224

    Dunque viva  San Marco e i valori di Verità che ha sempre ispirato.

    E smettano i vertici italiani di coprirsi di ridicolo, dato che questa email viene mandata a circa 30.000 persone e sempre di più saranno negli anni a venire.

    Le bugie di ieri e di oggi non reggono più, ed è un fatto dovuto alla proliferazione dei mezzi di comunicazioni delle informazioni.

    E’ bastato che il 10% della popolazione russa avesse il telefono per far crollare il regime, figurarsi con il 10% di popolazione con internet.

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    Sulle foibe un documento scioccante che svela segreti di Stato inconfessabili

    Nel 2007 ho scritto e stampato in proprio il libro “La repubblica mai nata” . In esso dimostravo che  nel referendum del 1946 non si fecero votare Istriani, Dalmati e LA MAGGIOR PARTE dei molti aventi diritto delle Venetie. Se tutti gli aventi diritto avessero votato, il risultato sarebbe probabilmente stato ribaltato. Quello che è certo è che la repubblica Italiana nasce illegalmente dalla negazione del voto di troppi, ben più dello scarto di voti vicenti, e per la prima volta si è messa fine alla questione dei brogli del 1946 in realtà mai risolta .

    Accertato il mancato voto di Istriani e Dalmati che rende legalmente nullo il referendum  e illegittima la repubblica italiana stessa mi sono però imbattuto sul problema del perché  Istriani e Dalmati non furono fatti votare nel 1946 , mai chiarita prima, e ho così portato alla luce anche una storia delle Foibe ben diversa da quella ufficiale, fatta di scoperte recenti .

    Il fatto è che si stanno aprendo gli archivi internazionali finora chiusi, e da loro emerge prepotente una storia ben diversa da quella raccontata dagli Stati, e cioé che le Foibe sono state un GENOCIDIO voluto da Italiani e Jugoslavi a danno del popolo veneto, che ancora oggi continua nella forma di oblio culturale e negazione delle libertà politiche che portano alla servitù economica. Un Genocidio che ha 210 anni , e perpretato da tutti i contendenti sul territorio, compresi gli Austriaci ed i Francesi.

    Ora anche un altro autore, Marco Pirina, dice sostanzialmente le stesse cose, ma egli ha ben più approfonditamente di me studiato la questione e pubblicato nel 2008 un libro ricco di documenti frutto di 20 anni di lavoro, che raccontano drammaticamente le stesse cose. La storia della Repubblica Italiana ne esce massacrata e infranta, fino alla  sconvolgente prova che la  Repubblica Italiana ha pagato gli Jugoslavi per TENERE PRIGIONIERI I VENETI FINO AGLI ANNI ‘60 !!!

    Colpevoli di questo genocidio furono i maggiori PADRI DELLA “PATRIA” Italiana, da De Gasperi a Togliatti, da Pertini a Valiani .

    In pochi minuti nella intervista che allego Pirina dice una quantità di cose dense di riferimenti che sono TERRIFICANTI per chi ha studiato la vicenda. Illudersi di censurare per sempre queste cose come ancora  fa Napolitano è veramente da stupidi.

    Tutto questo sta disintegrando il sentimento di appartenenza italiana dei veneti, che è sempre stata una bugia, ed è un elemento di ri-definizione della unità nazionale veneta che devasterà la storia europea.

    Nel resto del mio sito troverete altri  elementi che già da tempo raccontano la stessa vicenda,  compresa la storia del Partigiano Vanni e della Brigata Garibaldi, i quali, anziché fare la liberazione, tentarono un colpo di stato per fare la Repubblica Socialista Slovena fino al Gard, perché, affermarono, non erano italiani ma sloveni .

    [youtube lpWhDMLDYt8 nolink]

    Sui campi di concentramento Italiani con documentari di History Channel sulla pulizia etnica operata dai Fascisti
    Già dal ‘33 i comunisti italiani d’accordo con quelli jugoslavi per annettere alla Jugoslavia tutta l’Istria e la Dalmazia.
    10 febbraio – giornata del ricordo del genocidio Giuliano e Dalmato

    Le prove che il Referendum del 1946 è nullo

    Volevano la Repubblica Jugoslava nel Nord Italia, ovvero la balla della liberazione

    Il Comunismo condannato per crimini contro l’umanità
    Altri articoli sulle foibe e sul genocidio degli Istro-Veneti

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    Già dal ‘33 i comunisti italiani d’accordo con quelli jugoslavi per annettere alla Jugoslavia tutta l’Istria e la Dalmazia.

    stella comunistaCome mai Istria e Dalmazia non sono più con il resto delle Venezie ?

    Semplice: i comunisti italiani, fra i quali Togliatti, erano d’accordo con i Comunisti Jugoslavi per “annettere” quelle terre, anche a costo di una pulizia etnica stile Stalin

    Il fatto è provato da molti elementi storici e documentali.

    Intanto già nel ‘33 l’internazionale comunista aveva sancito che quelle terre dovevano essere annesse.

    Inoltre il proclama dell’8 settembre aveva chiaramente affermato la volontà di prendere i poteri costituzionali facendo eversione dell’ordinamento monarchico dello Stato.

    Poi nel ‘45, mentre Tito avanzava a Trieste infoibando migliaia di persone, Togliatti e altri inneggiarono ai partigiani che tutta la Venezia , in quanto legittimamente slovena, doveva mettersi al servizio di Tito, chiamandolo “liberatore”.

    Infine , poiché gli accordi con gli alleati imperino la nascita della Repubblica Jugoslava del Nord Italia, i comunisti al governo d’Italia impedirono  che Istria e Dalmazia votassero al referendum del ‘46 , negando loro i diritti di cittadinanza, e riconoscendo di fatto la occupazione e la pulizia etnico-politica che Tito portava avanti , più tardi anche con i trattati.

    Adesso un altro documento storico che conferma questa storia è emerso dagli archivi : già dal ‘43 erano pronte le liste delle persone da epurare, redatte da comunisti italiani e jugoslavi insieme.
    A dirlo  lo storico sloveno Leskovar, il quale ha affermato che «già nel 1943 esistevano liste di vittime potenziali a Lubiana e a Trieste, queste ultime elaborate insieme da comunisti italiani e sloveni».

    Tuttavia, non si può ignorare la volontà di sterminio etnico  che ha sempre animato quelle terre, tanto più alla luce dei campi di concentramento e l’epurazione volute dagli italiani. Insomma, ci fu una epurazione politica dei comunisti , specie contro i fascisti che si erano macchiati di crimini contro l’umanità, ma non si può sottovalutare la componente etnica che da secoli voleva scacciare i veneti dalle proprie terre, e non volerlo ammettere vuol dire non voler fare i conti con le proprie responsabilitàdi popolo.

    Lascio il lettore all’articolo del messaggero del 4 dicembre 2008, ma faccio una domanda: se l’Italia repubblicana ha “ceduto” Istria e Dalmazia alla Jugoslavia , dato che lo stato jugoslavo non esiste più e non ha eredi, su quale base di diritto Slovenia e Croazia hanno questi territori ? E il diritto di referendum che era sancito nei trattati ?

    La risposta è nota: gli attuali stati non hanno alcun diritto sul territorio , e lo sanno pure, ma come ci conferma Lacota in questa intervista http://www.luigigandi.com/index.php?mod=none_Fdplus&fdaction=guarda&url=sections/01_Orizzonti_Blu/90-anni-prima-guerra-2.flv
    l’attuale situazione è voluta dal governo italiano.

    Deportati, liste già pronte nel ‘43 (Messaggero Veneto 04 dic)

    lunedì 08 dicembre 2008

    Ricercatore di Lubiana afferma: furono preparate da comunisti italiani e jugoslavi La tragedia a guerra finita è stata al centro di un convegno svoltosi a Venezia

    Storici italiani e sloveni si sono ritrovati a Venezia per il convegno “1943-1956-Dalle foibe .all’esodo-Il perché del silenzio dei vivi”, organizzato dal Centro studi e ricerche storiche Silentes Loquimur di Pordenone e moderato dal giornalista del Tg5, Daniele Moro.

    Era presente anche il presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Eduard Ballaman. Il confronto che si è sviluppato ha avuto come base di partenza il volume dello storico Marco Pirina, il cui titolo ha dato il nome al convegno. Fra le altre ha destato scalpore la tesi, in particolare, del ricercatore di Lubiana, Matej Leskovar, traduttore, peraltro, dei libri di Oriana Fallaci. Secondo Leskovar, la tragedia delle foibe non può essere considerata una
    resa dei conti tra Sloveni e Italiani ma dovrebbe essere inserito nella volontà di espansione del comunismo e per questo motivo ci furono anche vittime slovene. Leskovar ha evidenziato che «già nel 1943 esistevano liste di vittime potenziali a Lubiana e a Trieste, queste ultime elaborate insieme da comunisti italiani e sloveni».

    Proprio recentemente il libro di Pirina aveva sollevato notevole clamore a Gorizia, in quanto riporta il fatto che alcuni deportati nell’ex Jugoslavia sarebbero stati ancora vivi numerosi anni dopo il loro sequestro e fra loro anche alcuni goriziani.

    Affermazione che ha nuovamente riproposto il problema dell’apertura di tutti gli archivi riguardanti l’ancora oscuro periodo del dopoguerra, con le centinaia di cittadini goriziani prelevati dalle loro abitazioni e deportati. A dire il vero, qualche anno fa, all’epoca dell’amministrazione Brancati, un elenco di nomi fu reso pubblico e in Prefettura si decise si aprire un ufficio (in funzione ancora oggi) a disposizione di quanti volessero chiedere informazioni.Ma torniano ai deportati rinchiusi nelle carceri dell’ex Jugoslavia a guerra finita: di loro, tranne quelli che riuscirono in qualche modo a fuggire, i familiari non seppero più nulla e per decenni hanno chiesto non vendetta e, in fondo, neppure giustizia, ma semplicemente di sapere dove sono sepolti i loro congiunti, Una richiesta che, dopo tante promesse, non è ancora stata esaudita. (p.a.)

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    Il cittadini del popolo veneto si rivolgono a Strasburgo: liberateci dall’Italia razzista.

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    Questa mattina, 2 giugno 2008, a Strasburgo i veneti hanno depositato un ricorso volto a liberare il territorio lombardo-veneto dalla illegale occupazione dello Stato Italiano.
    Possibile ?

    Già il Consiglio Regionale del Veneto nel 1998 aveva riconosciuto che il popolo veneto è sovrano e indipentendente per una legge del 1971.
    E poi una legge del 1977 aveva riconosciuto al popolo veneto il diritto di autodeterminare il proprio stato e le proprie istituzioni.
    E nel 1999 in effetti sono nate le istituzioni di Autogoverno del popolo veneto, proprio sulla base di queste leggi. E invece niente.
    Ma come è possibile che il popolo veneto con le sue istituzioni, perfino riconosciuto dalla legge costituzionale italiana, non sia riuscito ad ottenere alcun diritto effettivo da quasi 10 anni ?
    Come è possibile che i tanti giudici interpellati rifiutino questi fatti giuridici ?
    Sono stati molti i soggetti che in piena legalità e democrazia hanno chiesto l’applicazione delle leggi, ma senza alcuna risposta.
    E già questa è una violazione dei diritti umani più che palese. Anzi, il 20 febbraio un giudici ha pronunciato che non esiste alcun giudice italiano in grado di rispondere: sarebbe un abuso, ha sentenziato.
    Ma allora, a cosa valgono queste leggi internazionali che l’italia ha ratificato ? Leggi che, alla faccia dei federalisti, riconoscono il federalismo fiscale e l’autogoverno già dal 1986 ?
    E’ del tutto evidente infatti che l’Italia è razzista con i veneti, non riconoscendo niente della loro storia, non una cattedra universitaria sulla storia della Repubblica Veneta, che esistono all’estero.
    Infatti molte tasse che al nord sono imposte, al sud sono opzionali, dipende dal giudice.
    Ma è del tutto evidente che lo stato italiano non rispetta le sue stessi leggi, come è evidente da tutti i ricorsi fatti inutilmente.
    Tanto più se si scopre che i giudici civili e tributarli non sono magistrati conformi a Costituzione, e non sono imparziali.
    Ma se ripercorriamo la storia e consideriamo che il lombardo-veneto è stato acquisito dal Regno d’Italia da 3 abusivi rappresentanti che non erano stati eletti, si capisce il perché l’italia non rispetta i veneti e non è imparziale: siamo una colonia.
    Il Regno Lombardo-Veneto fu fagocitato dal Regno d’Italia illegalmente, e senza nemmeno la parvenza di un plebiscito falso dato che non si fece nemmeno far votare la Lombardia e il 75% della popolazione !
    Ma anche nel referendum del 1946 fu escluso dal voto mezzo popolo veneto, quello di Istria e Dalmatia, escluso dal voto dalla Autoproclamata “Repubblica”.
    nata in in realtà già dall’8 settembre del 1944 : allora il penta-partito aveva già dichiarato l’usurpazione dei poteri costituzionali e realizzo il golpe.
    Allora, si capisce, ed è del tutto evidente che un giudice italiano non può essere imparziale con i cittadini del popolo veneto: l’amministrazione italiana è abusiva nel lombardo veneto fin dall’origine, portando nelle terre occupate prima la miseria, poi la guerra, poi il fascismo e le deportazioni, e ancora guerra, per poi legittimare le foibe con la cessione del territorio agli infoibatori.
    Oggi il popolo veneto viene privato di elementari diritti linguistici e culturali, e viene derubato del 75% del suo reddito: servi degli italiani.
    Il popolo veneto si è stancato, e 1250 sottoscrittori hanno delegato l’associazione Life Treviso a chiedere giustizia a Strasburgo, al tribunale dei diritti dell’uomo.
    Il rappresentante Daniele Quaglia si è fatto scortare da altri 20 sottoscrittori indipendenti che a titolo personale hanno firmato la causa.
    Ora l’italia deve venire a patti, oppure rischia seriamente di essere espulsa dal Consiglio d’Europa e quindi anche dall’Unione Europea.
    Andrebbe a finere con i paesi del Nord Africa, ma uscendo dall’euro conoscerebbe la catastrofe economica da cui non si risolleverà per secoli.
    Ma i veneti non hanno dimenticato i cugini italiani, chiedendo che l’Italia sia costretta ad abolire le Commissioni Tributarie, dei carrozzoni politici dove incredibilmente dei fasulli magistrati in fasulli tribunali vietati dalla costituzione obbligano gli imputati a dimostrare la propria innocenza in assenza di prove di colpevolezza: una cosa vista solo con l’inquisizione.
    E già che c’erano hanno chiesto anche l’eliminazione dei “giudici onorari” , quelli che fanno i processi civili, gente che non ha mai fatto il concorso per magistrato e che viene nominata politicamente, magari fra gli avvocati della provincia limitrofe !
    L’Italia è sempre condannata per i problemi della giustizia. A sapere queste cose, ci mancherebbe non lo fosse.
    Paradossalmente, la Costituzione nel suo 60° , è chiamata a realizzarsi per la prima volta completamente, anche con la liberazione dei popoli che non sono italiani come i veneti. Oppure a morire del tutto.
    Vediamo se i carabinieri si decidono a fare una retata fuori dal parlamento per arestasre i non eleggibili che dentro usurpano le funzioni : non essendo validamente eletti non sono protetti dalla immunità parlamentare.
    Oppure vedremo se i Carabinieri, ormai da tempo al servizio della politica politicante, lasceranno che questa gentaglia porti l’italia al ridicolo internazionale e alla sua fine in tutti i sensi.
    Ma non ci si illuda di trattenere i veneti, ogni ritardo nel liberarli costerà più di quanto rendono.
    E’ stato chiesto anche il risarcimento, da restituire all’autogoverno dei veneti: 45 miliardi di Euro per anno dal 1999.
    Cosa dire per questo storico 2 giugno dei veneti ?

    Benvenuta legalità!

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    Il 25 aprile non è una data condivisa perché è un falso

    via foibeNelle Venetie cresce la contestazione rispetto alla data del 25 aprile quale data di festeggiamento della “liberazione”.

    Personalmente sono già diversi anni che lamento il fatto che la data copre la festa nazionale del popolo veneto, e che la cosa sembra proprio studiata per cancellare questa fondamentale data identitaria nazionale (veneta).

    E bisognerebeb sapere che molte città venete furono liberate soltanto diversi giorni dopo. Trieste e Udine subirono la occupazione Titine e le Foibe. Altre città venete come Pola e Fiume e non furono nemmeno mai più liberate dall’occupazione.

    Ci sono dunque elementi storici oggettiv che ci dimostrano la falsità ideologica di questa festa.

    Invito il lettore ad una rivoluzionaria riflessione sul valore reale della “liberazione”, dimostrata da tutti gli elementi storici e giuridici che indico sotto e che annullano il senso della festa per i veneti.

    Oggi i vincitori raccontano la loro storia come loro piace, ma se andiamo a verificare chi c’era al governo italiano di allora, scopriamo che c’era quello golpista nato l’8 settembre per “prendere i poteri costituzionali dello Stato”, ossia il fronte costituito da Popolari, Liberari, Comunisti e Repubblicani. Rispetto all’ordinamento vigente questi erano sovversivi e miravano a instaurare con la forza e contro il popolo un ordinamento diverso.

    Ci sono riusciti, ma non sappiamo cosa volesse il popolo visto che quasi tutta la Venetia non venne chiama al voto Referendario del 1946, compresa Udine, Pordenone, Bolzano ecc, l’Istria e la Damatia.

    Il fatto è che al Governo dell’8 settembre NON IMPORTAVA NULLA DELLA ITALIANITA’ DI CUI OGGI SI RIEMPIONO I DISCORSI.

    Bisogna sapere che il ministro della Giustizia di allora era il comunista Togliatti.Togliatti e i comunisti, compresi i partigiani della Brigata Garibaldi, non volevano liberare le Venezie dalla dittatura, ma sostituire il nazifascimo con il nazicomunismo Jugoslavo. Affermarono che “i veneti sono legittimamente sloveni” e quindi dovevano diventare parte della Repubblica Socialista sovietica di Tito.

    Ordinarono ai partigiani di collaborare con Tito mettendosi ai suoi ordini, e collaborarono al conseguimento della tragedia delle foibe e del genocidio Istriano e Dalmato che costo decine di migliaia di morti e la fuga di oltre 350.000 veneti dalle proprie millenarie terre .

    Fallirono nel colpo di Stato ma riuscirono a far avere alla Jugoslavia i territori veneti più storici , Istria e Dalmatia, veneti da secoli quanto Padova, Verona, veneti anticamente e più di Venezia !

    Tornando al 25 aprile, nelle Venetie ( da non confondere con le 3 Venezie) non si può parlare di “liberazione” nemmeno da un punto di vista militare, perché le truppe tedesche erano già in ritirata e non ci furono episodi di lotta di liberazione come al di là del Po’ (lì sì possiamo parlare di meritoria liberazione). Anzi, le scaramucce dei partigiani furono immotivate e provocarono degli inutili spargimenti di sangue a danno delle popolazioni.

    Anche in questo le Venetie hanno una storia diversa dall’Italia.

    Noi veneti dobbiamo per primi sapere queste cose e non cadere nei trucchi linguistici dell’occupante e nelle sue falsità storiche, imparando a non chiuderci negli angusti confini che ci hanno imposto, ossia dobbiamo ricordarci che veneta è anche la Venezia del Friuli-Venezia-Giulia. E l’Istria e la Dalmatia, e Bergamo e Brescia, rifutando quindi il concetto di “veneto” come territorio di oggi, che piace ai massoni che la riducono ancora togliendoci Cortina ecc , come Rovereto, Bergamo, Brescia ecc. a suo tempo.

    Dobiamo ricordarci che nel 1866 l’Impero Austriaco non aveva restituito la sovranità e il territorio ai veneti, ma ai Francesi che poi la cedettero per 1 minuto ai dei prestanome dei Savoia anziché a rappresentanti del popolo veneto . MA si trattava del Lombardo-Veneto non del veneto di oggi.

    Abbiamo già portato in tribunale il fatto che quella cessione du nulla per questo, e il giudice italiano non ha potuto negarlo.

    Ma era, ripeto, tutto il Lombardo -Veneto con Udine e Pordenone ad essere “restituito”. Appunto, cosa ben diversa dal “veneto” di oggi.

    Questi elementi sono in parte approfonditi in alcune mie pagine del sito, eccone alcune.

    Volevano la Repubblica Jugoslava nel Nord Italia, ovvero la balla della liberazione

    10 febbraio – giornata del ricordo del genocidio Giuliano e Dalmato

    Quegli ebrei deportati dall’Istria in nome della razza italiana

    Le prove che il Referendum del 1946 è nullo

    La Repubblica Italiana LEGALMENTE NON ESISTE

    La prova che lo Stato Veneto esiste ed è sovrano

    NON E’ PIU’ SICURO CHE IL LOMBARDO-VENETO SIA ITALIANO !!!

    Milano è sovrana. Ecco perché.

    Il Comunismo condannato per crimini contro l’umanità

    http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.2108564680

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    Trasmissione sulle Foibe
    14 febbraio 2008 21:00a23 febbraio 2008 21:00

    Sarò ospite di Tele Nord Est in una trasmissione sull’argomento delle Foibe e della giornata del ricordo, condotta da l giornalista Luigi Gandi.luigigandi.jpg

    Giovedì 14 febbraio 2008 ore 21.00.

    Presenti anche rappresentanti di diverse associazioni degli esuli e dello Stato Libero di Fiume.

    Per approfondire il tema

    http://www.palmerini.net/blog/?p=162

    http://www.palmerini.net/blog/?p=88

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    10 febbraio – giornata del ricordo del genocidio Giuliano e Dalmato

    foibe.jpg

    Queste pagine sono estratte dal mio libro  “La repubblica mai nata” del 2007 . Nessun editore si è dimostrato disponibile alla pubblicazione a costi ragionevoli.

    Il 27 ottobre 1943 il maggiore Linn M. Farish (americano) consegna al Servizio Operazioni Strategiche (O.S.S.) a Bari la relazione della sua missione sugli obiettivi politici e militari di Tito, dandogli ampio credito e affermando la necessità di prestargli aiuto. Secondo lui gli anglo-americani avano già fatto un errore il mese prima quando non avevano sostenuto i partigiani durante la loro occupazione di Spalato. Da quel momento, molte isole e ampi tratti della costa dalmata, già controllate dai partigiani titini ebbero rifornimenti via area e via mare. Farish aveva chiesto “un limitato appoggio aereo lungo la costa dalmata al fine di proteggere le linee di rifornimento” , ma si ritenne che Zara, ad oltre 200 chilometri in linea d’aria, fosse una minaccia, e così già a partire da novembre gli anglo-americani cominciano a bombardarla insieme all’Istria. Invece Zara non era nemmeno collegata alla ferrovia, e non aveva che una strada poco praticabile per oltrepassare le alpi che la separano dal resto della Jugoslavia. Infatti a Zara e nel circondario non vi erano più di 1200 soldati tedeschi nel momento di massima occupazione. Il fatto è che Tito voleva far bombardare Zara sebbene non ve ne fosse necessità militare1 .

    Alla fine della guerra i bombardamenti alleati saranno stati 54 e causa di numerosissime vittime civili2.

    Tra il 29 e il 30 novembre 1943 – 142 delegati popolari giunti da varie parti della Jugoslavia a Jaice, proclamarono la costituzione della “Repubblica Federativa Popolare Jugoslavia”. Tito viene posto a capo del governo con il grado di “Maresciallo di Jugoslavia”. A questa nuova repubblica vengono annesse unilateralmente l’Istria, Fiume, Zara e il litorale sloveno e croato. Essi poi vengono supportati dagli alleati i quali agirono su informazioni titine.

    Anche in virtù della suddivisione dei Balcani operata a Yalta i titini poterono avanzare da Sud, e fino all’arrivo a Trieste nel maggio 1945, l’esercito titino, considerato regolare, attuò una forma di pulizia etnica in tutta la Jugoslavia ma specialmente in Istra e Dalmatia, nella maggioranza dei casi a danno di veneti che in quanto cittadini italiani erano identificati come fascisti. Si trattò dunque di una pulizia etnica che si giustificò anche con motivazioni politiche ideologiche (il comunismo) ma che divenne anche occasione per alcune rivalse personali, così come numerosi furono coloro che colsero l’occasione per salire sul carro del nuovo regime anche come spie e delatori.

    Questa pulizia si realizzò con torture, fucilazioni, infoibamenti, e di molte foibe se ne è persa persino la traccia e recuperate pochissimi resti. Infatti le foibe a volte sono state richiuse con una semplice esplosione che ne chiudeva l’accesso. Certo è che la pratica durò tanto a lungo da convincere 350.000 persone ad abbandonare la terra degli avi, la patria, abbandonando ogni bene e ogni parentela.

    La pulizia etnico-politica tramite foibe fu particolarmente grave a Trieste, Gorizia ed in Istria in particolare nei 45 giorni successivi il 1 maggio ‘45 quando Tito entrò a Trieste con il suo esercito.

    I partigiani comunisti della Garibaldini erano stati dirottati verso Lubiana e dietro ordini titini rientrarono in Istria soltanto dopo venti giorni, ormai a “pulizia” fatta. Gli ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj erano di “Punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e dell’odio nazionale”, “Epurare subito”3. Tito e i comunisti slavi,ma anche quelli italiani della Brigata Garibaldi su su fino a Togliatti (ministro di giustizia)  pensavano alla Venetia (allora  legalmente chiamata Venezia-Giulia ) come una legittima proprietà di ascendenza, questa volta slava: i veneti erano sloveni, non italiani. L’esatto simmetrico di quanto fatto dai Fascisti in Slovenia e nella Venetia. Con la stessa curiosa dinamica psicologica che abbiamo visto per i fascisti, la carneficina non risparmiò nemmeno gli antifascisti come quelli della Brigata Osoppo, che tuttavia erano di chiara fede italiana, e perfino alcuni membri del CLN partigiano furono infoibati in quanto non slavi. Così come i fascisti avevano fatto in Slovenia infoibando veneti non italiani, venne data caccia all’autoctono, questa volta “italiano”, e vi furono esecuzioni sommarie, deportazioni, infoibamenti. Ma non è corretto vedere la cosa come una semplice ritorsione, perché sono pochi gli esseri umani che avendo perso un parente in un omicidio politico trovano giustizia nel vedere ucciso un poveretto qualunque sebbene di altra cultura. Si tratta di massacro etnico politico.

    Naturalmente non vennero risparmiati i militari e i civili italiani, ma per le stesse logiche dei fasciste, stavolta anche civili sloveni e croati non comunisti furono vittime. Molti vennero uccisi a martellate per non far rumore e non scatenare la reazione della popolazione. Le cifre disponibili ci dicono che solo a Trieste furono deportate circa 8000 persone in soli 45 giorni. La sola Foiba di Basovizza è stimata contenere oltre 2.000 persone, calcolati in base ai 300 metri cubi di corpi e ossa ammassati all’interno. Eppure tutto ciò si sarebbe potuto evitare almeno in parte se il 2 e il 3 maggio, quanto gli alleati arrivarono a Trieste, essi vi fossero rimasti invece di tornare a Monfalcone.

    Solo il 9 giugno 1945 Tito e il generale Alexander definirono 2 zone di occupazione. Solo allora agli Alleati toccò Trieste, mezza Gorizia e mezza Istria4 e si rinviò la definizione della regione tramite un referendum fatto a guerra finita per l’eventuale Autogoverno. Tito si ritirò nella zona B a sud, e in vista del voto la persecuzione dei non slavi durò almeno fino al ‘47.

    Particolare luce prende la distruzione di Zara e la pulizia etnica della città. In base al censimento austroungarico del 1910 Zara era popolata per il 70% della popolazione da italiani, ed il rimanente 30% erano Tedeschi, Serbi e Croati.

    Nota 1- Il gen.Carlo Ravnich era, nel 1943, maggiore comandante del battaglione Alpini “Aosta!”. L’8 settembre passo con i partigiani Titini e in “Storia Illustrata” n. 274 del settembre 1980 racconta che allora, dopo i primi accordi di collaborazione, il comando partigiano jugoslavo chiese che facessero un fonogramma a nome loro per chiedere in Italia di bombardare Zara perché, dicevano, “vi si stavano concentrando notevoli forze tedesche“. Ravnich ricorda che il fonogramma partì seppure cercarono di modificarlo in modo da renderlo inattendibile.

    Nota 2 - sui crimini comunisti in Dalmatia si veda anche http://www.dalmatia.it/dalmazia/calvario/alleati1.htm

    Nota 3 -Gianni Oliva, Foibe. “Le stragi negate della Venezia Giulia e dell’Istria”, Mondadori, Milano 2002Nota 4- confermate dal Memorandum di Londra del 1954

    Sul progetto comunista e di Togliatti di annessione del Friuli e del Veneto alla Jugoslavia si veda http://www.palmerini.net/blog/?p=88

    Per saperne di più

     

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_Ricordo

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    Volevano la Repubblica Jugoslava nel Nord Italia, ovvero la balla della resistenza e della liberazione

    Penta massone

    Sono un noto Antifascista e un noto Anticomunista.
    Ho già scritto sui crimini dei Fascisti in Istria e Dalmatia . Oggi parlo di crimini comunisti, per altro già ampiamente condannati .

    Ne “il Giornale” del 1° settembre 1996, Paolo Granzotto ci riporta il proclama, del “Compagno Vanni” , che nel 1945 era commissario politico della divisione partigiana “Garibaldi” . Questi erano i famosi partigiani, italiani e comunisti. Diceva:

    Compagni! Tutti i partigiani italiani operanti nell’Italia nord orientale debbono porsi disciplinatamente alle dipendenza delle unità del maresciallo Tito. Sono nemici del popolo tutti coloro che non intendono appoggiare il movimento di adesione alla Jugoslavia progressista e federativa di Tito. I territori della Venezia Giulia sono legittimamente sloveni e sugli stessi perciò il maresciallo Tito ha pieno diritto di giurisdizione”

    Insomma, i comunisti italiani non stavano liberando la Venezia Giulia, ma la stavano annettendo alla Jugoslavia di Tito. E’ ben evidenziato che essi dichiaravano Sloveni tutta l’Italia Nord Orientale.

    stella comunista

    Come noto furono migliaia i morti infoibati ordinati da Tito, il quale, pur essendo un monarchico finanziato dalle massonerie, realizzò il comunismo in Jugoslavia. Fra i morti anche i partigiani italiani non comunisti, ossia liberali, monarchici, repubblicano, popolari ecc .

    Da questo documento, e da molti altri, ci si rende conto che parlare di Resistenza o di Liberazione è una finzione, perché fu in realtà una tentata annessione al Regime Comunista che fallì sebbene per circa 2 mesi Tito ebbe il controllo di Trieste e il Friuli. Per lo stesso motivo Istria, Dalmatia e buona parte della Venezia Giulia non votarono al referendum del 1946.
    Oggi bisognerebbe incarcerare chi festeggia la “liberazione” in quanto è come un “incitamento alla rivoluzione comunista”, che però fallì.
    Simbolo Repubblica ItalianaPurtroppo, mezza Venetia andò persa, con la illegale cessione di Istria e Dalmatia autorizzata da De Gasperi ( anche egli finanziato da alcune massonerie) . Paradossalmente si è così realizzato il disegno che i partiti comunisti avevano intrapreso già negli anni 20 in vari congressi: staccare dal popolo veneto la sua terra originaria. Infatti Istria e Dalmatia sono come il Kossovo per i Serbi, ossia sono la terra originaria dei Veneti, tanto che furono terre venete ben prima di Vicenza, Padova, Verona ecc, e lì tutto è veneto nella maniera più intima.
    Curiosamente, gli archeologhi Sloveni di oggi comprovano che quelle sono sempre state terre venete. Anzi, si dice che gli Sloveni sono Veneti, confermando al contrario quello che dicevano i comunisti Titini.

    Invece no, oggi l’Italia dichiara a gran voce l’Italianità delle Terre del “Nord Est”, e i più contrari alla sua indipendenza sono proprio gli stessi comunisti che 50 anni fa la volevano terra slovena. Sono proprio i comunisti come Napolitano che oggi riempiono i discorsi di italianità fasulla ad affermare il contrario di quello che loro stessi o i loro padri predicavano e attuavano con il mitra.

    Ma basta ricordare che solo 40 anni prima della fallita annessione comunista gli Austriaci dichiaravano tedesca la stessa terra, per capire come giri il vento. E basta sapere che il Lombardo Veneto è diventato italiano perché l’Italia tradì i patti con la Prussia per capire che si tratta solo di demagogia.
    Quei comunisti sono ancora al potere, sopratutto in Italia, sebbene il comunismo sia stato condannato dal Consiglio d’Europa.

    pentagramma universaleMa c’è un filo conduttore in tutto ciò: è la Stella a 5 punte massonica o Pentalfa. Contrassegnava la «Rivoluzione bolscevica», compariva sullo stemma delle «Brigate Rosse», dell’’ex PCI e su quello dell’’ex PDS. Non contando gli stati ex-comunisti che ce l’anno ancora come Cina, Cuba, Nord Corea, Vietnam, essa però campeggia già da prima del comunismo sulla bandiera degli USA, e su quella di Algeria, Tunisina, Marocco, Somalia, così come sulla bandiera di molti altri. E’ dal 1871 che simbologia l’Italia, prima sulle divise militari, per volontà dell’allora Ministro della Guerra, Cesare Ricotti-Magnai, noto massone, oggi sullo stemma della Repubblica italiana .
    I veneti erano contro le massonerie, le quali erano vietate come i partiti politici. Allora si capisce che proprio i veneti sono stati quelli che hanno patito il maggior danno dalla “lotta di liberazione” dei “partigiani” (che erano rivoluzionari comunisti), e dunque non trovo nulla di strano che la festa della liberazione (fallita annessione) si festeggi proprio il giorno di S.Marco, festa millenaria dei veneti.

    Parlare di “Resistenza” è falso e demagogico, è una inversione della realtà a fini propagandistici in vero stile “imperialista”. Certamente, non era una lotta di liberazione, ma di occupazione comunista. Nel mio libro “La Repubblica mai nata” parlo anche del proclama di Togliatti per l’annessione alla Jugoslavia.

    Questa mia prospettiva Antifascista e Anticomunista è molto diffusa nella Venetia, e non è così forte in altri teritori a noi molto vicini. Non ci posso fare niente se sono veneto e dunque amo e coltivo la libertà sincera e la giustizia onesta. Noi veneti lo facciamo da millenni, io in parte ne sono il prodotto.

    Per saperne di più:

    Storia Partigiane e sulle Foibe

    http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=146645

    Sulla strage della Osoppo

    Tratto da Morto il “compagno”  Vanni

    E’ morto Vanni Padoan, chiese scusa per Porzus- (03 gennaio 2008)

    CORMÒNS. Un pezzo di storia se ne è andato con la scomparsa di Giovanni Padoan, morto a 98 anni nella sua casa di Cormòns. Noto con il nome di battaglia di Vanni, commissario politico della divisione Garibaldi-Natisone, è stato protagonista nel 2001 della storica riappacificazione tra partigiani comunisti e osovani per la vicenda di Porzus, la malga friulana dove nel 1945 una ventina di partigiani verdi della Osoppo fu uccisa dai gappisti comunisti guidati da Mario Toffanin. L’ultimo saluto a quello che è stato uno dei protagonisti della lotta di Liberazione sarà dato domani, in una cerimonia civile che si svolgerà, alle 14.30, nel municipio del centro collinare. Nato a Cormòns il 25 giugno del 1909, Vanni Padoan emigrò insieme alla famiglia in Francia nel 1924, dove lavorò come carpentiere. Al rientro in Italia, nel 1935, fu condannato a 16 anni di carcere perché comunista. Dopo l’armistizio del 1943 che segnò la fine del conflitto con gli angolo-americani e l’invasione dell’Italia da parte dell’esercito tedesco, organizzò la resistenza sul Collio, in qualità di commissario politico della più grossa formazione partigiana italiana, la divisione Garibaldi-Natisone, che combattè anche in Jugoslavia nel 1945 nel IX Corpus, l’esercito guidato dal maresciallo Tito che aveva mire su Gorizia, Trieste e anche il Friuli. Nel dopoguerra fu processato e condannato per l’eccidio di Porzûs, ma non andò in carcere perché riparò prima in Cecoslovacchia e poi in Romania: qui lavorò come redattore di trasmissioni radiofoniche. Amnistiato, Padoan fu emarginato dal partito comunista, perché considerato «poco malleabile e diplomatico». Nel 2001, all’età di 92 anni, Padoan ha fatto ammissione di colpa, abbracciando in un gesto che è diventato storico l’ottantottenne don Redento Bello, detto “Candido”, padre spirituale degli osovani. Dopo mezzo secolo, i due si sono incontrati ad Attimis, davanti al mausoleo che ricorda la strage: Vanni Padoan, senza nascondere la commozione, si è scusato con gli eredi delle vittime «di un crimine di guerra che esclude ogni possibilità di giustificazione». Il cormonese ha proseguito la sua ammissione riconoscendo che avrebbe dovuto avvenire prima. «Benché il mandante di tale eccidio sia stato il Comando sloveno del IX Corpus, gli esecutori erano gappisti dipendenti anche militarmente dalla federazione del Pci di Udine, i cui dirigenti si resero complici del barbaro misfatto. Siccome i Gap erano formazioni garibaldine, quale dirigente comunista d’allora e ultimo membro vivente del comando raggruppamento divisioni Garibaldi-Friuli, assumo la responsabilità oggettiva a nome mio personale e di tutti coloro che concordano con questa posizione e chiedo formalmente scusa e perdono agli eredi delle vittime del barbaro eccidio. Questa dichiarazione l’avrebbe dovuta fare il comando raggruppamento divisioni Garibaldi-Friuli quando era in corso il processo di Lucca. Purtroppo, la situazione politica da guerra fredda non lo rese possibile». Va, peraltro, aggiunto che, nel corso degli ultimi anni, Giovanni Padoan prese parte a numerosi incontri, seminari e convegni imperniati sulla storia che sancì la fine del secondo conflitto mondiale e che, in queste terre, fu caratterizzata da momenti di particolare crudeltà. Contribuì al dibattitto sulla riappacificazione con tesi e argomenti frutto della propria esperienza. La riappacificazione fa tuttora discutere, dal momento che non è stata completamente accolta dai vertici dell’Apo, l’Associazione partigiani Osoppo. Vanni Padoan ha scritto diversi libri e articoli, in cui ha raccontato la sua esperienza. «È una scomparsa che lascia un grande vuoto. Non se ne è andato solo un protagonista della guerra di Liberazione, ma anche una persona saggia ed equilibrata», ha commentato la nipote di Vanni Padoan, Eva, che abitava con lui in via Filanda a Cormòns. E ha aggiunto: «Sto ripetendo a tutti che non mi ha lasciato un’eredità materiale, ma qualcosa che nessuno mi potrà mai togliere: una grande saggezza». Oltre alla nipote, lascia la moglie Sima, la figlia Nives, il nipote Raul e il pronipote Michele.

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