Sul presunto ricorso del Governo contro la legge veneta 28/2016

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Riguardo alle indiscrezioni di Puppato e Zanoni per cui c’è la volontà del Governo di ricorrere in Corte Costituzionale contro la legge regionale del Veneto che riconosce al popolo veneto i diritti di minoranza nazionale (n°28/2016), a mio parere ( estensore o padre della legge) il concetto da loro espresso è giuridicamente insensato, e mi sembra piuttosto un attacco mediatico per svilire la nostra identità e lingua di popolo veneti. Sono gli stessi discorsi che sono stati fatti in Consiglio regionale dal PD, sicuramente censurabili e contrari allo spirito di reciproca comprensione indicato dalla Convezione Quadro, ratificata e resa esecutiva con legge dello stato.

Insomma non sono preoccupato per il ricorso, ed anzi era ovvio aspettarsi il passaggio in Corte Costituzionale, anche in virtù della grande portata della legge in termini giuridici, sociali ed economici. In effetti stiamo parlando di miliardi di Euro che torneranno ai veneti per preservare la propria identità, lingua e autogoverno della cosa pubblica. Denari che non ruberemo a nessuno dato che ad oggi ne diamo decine allo stato centrale. Anzi, ad oggi il Veneto e la Lombardia (che per metà è veneta) sono i territori più svantaggiati in termini di trasferimenti, ossia non solo diamo moltissimo (anzi troppo) ma riceviamo meno di tutti gli altri. Per cui credo che anche eticamente la legge sia giusta e necessaria, e che avrà effetti positivi su tutta l’Italia proprio perché ridurrà il parassitismo e l’assistenzialismo altrui.

Sono ovviamente pronto, quando l’eventuale ricorso verrà presentato, a colloborare con gli uffici della Regione Veneto per elaborare eventuali memorie difensive, così come con la rappresentanza della minoranza nazionale (Aggregazione Veneta).

Nel frattempo, come è nostro diritto, stiamo chiedendo che la legge venga attuata nella sua pienezza, e ci sono comunque degli effetti giuridici già scaturiti che in ogni caso dovranno essere presi in considerazione dalla Corte Costituzionale.

Loris Palmerini

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Finisce l’anno 2016 (per il fisco)

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Cari Lettori,
quest’anno la storia veneta ha fatto un cambio epocale: adesso noi veneti siamo legalmente riconosciuti “nazione” anche dall’Italia, quindi internazionalmente. Non c’è mai stato un testo di legge che a questo concetto associasse dei diritti reali, c’era solo una ipotesi per alcuni da dimostrare, di cui le magistrature fingevano l’inesistenza.

Con questo passaggio apparentemente “ingenuo” abbiamo superato i catalani, che “nazione” non sono riusciti a farsi riconoscere (li hanno stoppati) e non lo verranno mai più (hanno mangiato la foglia a Madrid ).

Sapete qual’è la differenza ?
Che i catalani per avere l’indipendenza dovranno fare un colpo di mano, anche militare, con le relative conseguenze.

I veneti invece ora possono limitarsi a chiedere dei diritti umani dovuti per legge (Convenzione Quadro) e tramite essa godere Continua a leggere

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Il “popolo veneto” non è più solo una idea, c’è una definizione

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Il “popolo veneto” adesso non è più una idea senza significato, c’è una definizione

Si capirà solo nel tempo la profonda rivoluzione giuridica, semantica e politica che con il PDL 116/2016 (ora L.r.Veneto n.28/2016) ha preso avvio e che si realizzerà.

Sono già in tanti che stanno saltando sul carro del vincitore, e il nostro problema è semmai quello di frenare l’assalto alla diligenza.

Infatti perfino quelli che hanno osteggiato ed ostacolato il PDL 116 ora ne vogliono i frutti e cercano di ottenere dei vantaggi personali. Certo che fa schifo, ma è solo la dimostrazione che la mentalità italiana del cambio casacca all’occorrenza è presente anche negli arrivisti politici del mondo veneto come ho sempre detto, e che alcuni sono lupi travestiti da pecore. Bastava guardare ai loro atti per capirlo. Il paradosso è che cercando di salvarsi questi politicanti in realtà stanno Continua a leggere

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Riconosciuti ai veneti i diritti di minoranza nazionale: un successo, ma parziale

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Il giorno 6 dicembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge scaturita dal PDL 116/2016, e qui si trova il testo che verrà pubblicato.

Con essa si sono riconosciuti ai veneti i diritti di “minoranza nazionale” attraverso la applicazione della Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa. Tutta una bugia quella sul bilinguismo spacciato dai giornali, esso verrà per tutta Italia quando lo Stato renderà esecutiva le legge sulle lingue regionali e minoritarie.

Tuttavia il Consiglio regionale ha modificato la legge proposta dai comuni, sostituendone il cuore e depotenziandone l’applicazione.
Ed inoltre penso siano stati introdotti degli elementi di incostituzionalità prima non presenti.

Più in dettaglio Continua a leggere

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A Venezia il Consiglio regionale decide l’Europa che vogliono

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europa-popoli1Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel 2009 l’Unione Europea è diventata più forte, capace di sottoscrive patti vincolanti come il CETA.
Una rivoluzione giuridica quella del 2009 che ha visto gli stati sempre meno indipendenti e sempre più ridotti al rango di stati federati, anche se ancora con il diritto di “exit”.

I vincoli sempre più stringenti e il ruolo del governo europeo, a forte tendenza tedesca, ha portato alla rinascita dei nazionalismi, che per ora vengono domati, ma che rischiano di far saltare il coperchio.

Tutto ciò era stato previsto, per cui i trattati hanno anche resa più facile la migrazione delle persone e una valvola di compensazione per le identità storiche minori, alle quali vengono riconosciuti i diritti che spesso gli Stati dell’unione, di nascita ottocentesca, negano per non implodere.

L’articolo 6 del Trattato se Lisbona infatti Continua a leggere

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Il riconoscimento ai Veneti dei diritti di nazione minore approvato dalla I commissione

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Il 16 novembre 2016 la I commissione in Regione Veneto ha approvato, pur con alcune considerazioni da svolgere, il Progetto di Legge n° 116 del 2016. Si sta poi sollevando l’interesse della Stampa e dei Movimenti. In prima commissione hanno votato contro solo i componenti del PD e Casali . Spero di riuscire a convincere anche loro della bontà del progetto e del forte valore per il territorio e per i veneti, e di dipanare i dubbi sollevati sull’impianto della legge che è stata comunque apprezzata dai consiglieri.

corriere2016nov17

 

gazzettino2016nov17

 

 

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Eletto il 121° Doge della Serenissima ? Oppure il 122° ? Oppure un papà Gnocco ?

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albert-doge-gnoccoRiguardo alla nomina di Albert Gardin a Doge della “Repubblica Veneta” da parte del Maggior Consiglio, (nella foto) devo fare diverse considerazioni.

Intanto sono dispiaciuto per Agnoletti di Treviso, che voleva fare il Doge da tanti anni, e adesso non potrà più, perché la Carica di Doge formalmente è a vita…… però devo dire che Albert è stato il primo a confidarmi questo suo desiderio, ancora credo nel 2000.

Poi sono anche dispiaciuto per Gabriele De Pieri, già autoproclamato titolare del Governo “nasionae” inventato nel 2010 ma secondo lui esistente dal 1997, e presunto Doge di sé. Mi dispiace perché Depieri dice che S.Marco gli parla in sogno, ed evidentemente si è dimenticato di comunicargli il cambio di titolare del Seggio ducale.

Poi mi dispiace per Gianluca Busato, che da presidente della Repubblica nata nel 2014 da voti generati al computer, si trova ora a fare i conti con la Repubblica del 1797, mai decaduta secondo Albert: e adesso qual’ è la vera Repubblica? Quella Vecchia o quella Nuova? O quella di De Pieri?

E però questo nuovo Doge fa un po’ dispiacere anche ai movimenti e comitati di liberazione, che sono ben due, e l’uno clone dell’altro che Continua a leggere

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Con il Sì finisce l’indipendentismo regionale

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Nella costituzione Boschi-Renzi, al nuovo articolo 117 c’è scritto:

Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.
In altre parole il governo potrà intervenire in ogni materia regionale ( anche delle regioni autonome) e delle province autonome, semplicemente invocando l”unità giuridica o l’unità economica della Repubblica (concetto del tutto arbitrario ed evanescente), oppure dichiarando l’interesse nazionale sulla questione. In pratica non esisterà più alcuna diga per il centralismo oggi dato dall’esclusività delle materie regionali.

Per fare un esempio pratico, Continua a leggere

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L’avvocato è al servizio della nazione italiana, ed anche le nuove regioni di Renzi-Boschi

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C’è un criterio nella Costituzione italiana che è quello dell'”interesse nazionale”. Il criterio è così evanescente che in pratica comprende qualunque cosa che passi in testa al governo. Si può definire interesse nazionale anche il fatto che si debba usare poca carta igienica, o la svendita delle proprietà nazionali (dello stato), o perfino la perdita della sovranità tramite delega ad organismi e trattati internazionali.

E’ il caso di parlarne perché nella nuova Costituzione Renzi-Boschi le regioni verranno rese “schiave di Roma” schiacciate dal nuovo articolo 117.

Ma c’è anche il fatto che gli avvocati, fino al 2012, per diventare tali dovevano giurare di fronte ad un magistrato con la seguente formula:
“Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della nazione”.

Ho già sollevato in passato il problema che con tale formula nessun cittadino può essere essere patrocinato di fronte ad un tribunale italiano quando si mettano in discussione i “diritti” della nazione italiana, per esempio quelli di sovranità su di un territorio.

Per lo stesso motivo, un avvocato che abbia giurato prima del 2012, qualora perseguisse la sovranità e gli interessi di una nazione diversa da quella italiana, sarebbe in violazione del giuramento (spergiuro) oppure starebbe lavorando segretamente agli interessi nazionali italiani in contrasto con quelli che pubblicamente dice di voler perseguire.

Dal 2012 la formula di giuramenti dell’avvocato è cambiata:
“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”.

Insomma i nuovi avvocati debbono perseguire quei i “principi dell’ordinamento” che decisamente privilegiano gli interessi nazionali italiani, quindi in realtà cambia poco, ma almeno l’avvocato fresco di nomina può perseguire i diritti umani (quindi l’autodeterminazione dei popoli) quanto questo sia l’interesse del proprio assistito.

Per quanto riguarda la nuova costituzione Renzi-Boschi, essa eliminerà la maggior parte delle competenze della Regione, e le renderà schiave sotto i criteri di “interesse nazionale” ma anche dell’unità giuridica ed economica.

Con il nuovo criterio dell’interesse nazionale il governo potrà decidere nelle materie oggi riservate alle regioni.
Per esempio potrà concedere l’estrazione di greggio nei territori regionali (oggi non permesso) perché è “interesse nazionale”.
Oppure potrà costringere le regioni a regalare tutte le loro proprietà, potrà per esempio fare una legge “nazionale” con la quale tutti gli enti economici di proprietà delle regioni e degli enti loro sottoposti (province e comuni) dovranno essere “incorporati” in una unica gigantesca azienda italiana dei servizi che potrà poi essere svenduta o quotata in borsa.

Che questo sia il progetto clandestino è stato confermato da un consigliere del Tesoro che ha parlato della necessità di “espropriare” le regioni e i comuni per far cassa dei 350 miliardi di Euro in cassa alle regioni e ai comuni.

Ecco perché i comuni non possono spendere i loro soldi : devo svendere o regalare allo stato quello che possiedono che vale una fortuna , cose che sono proprietà dei cittadini, un valore di oltre 5000 euro a cittadino .

Vedi

http://www.jusdicere.it/Ragionando/nuovo-giuramento-avvocato/

 

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Intervista sulla stroncatura del libro di Beggiato da parte di Stella

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Il giornalista Pier Luigi Pellegrin di Radio Padania mi ha intervistato a proposito della stroncatura del libro di Ettore Beggiato “1866: la grande truffa” da parte di Gian Antonio Stella. Il libro parla dell’annessione del 1866 del Veneto, in realtà del Lombardo-Veneto, e ne ho scritto anche io nel mio “la Repubblica mai nata” . E’ una intervista in cui rendo noto alcune informazioni non note al grande pubblico sul vergognoso passaggio del 1866.

 

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