Riconosciuti ai veneti i diritti di minoranza nazionale: un successo, ma parziale

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Il giorno 6 dicembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge scaturita dal PDL 116/2016, e qui si trova il testo che verrà pubblicato.

Con essa si sono riconosciuti ai veneti i diritti di “minoranza nazionale” attraverso la applicazione della Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa. Tutta una bugia quella sul bilinguismo spacciato dai giornali, esso verrà per tutta Italia quando lo Stato renderà esecutiva le legge sulle lingue regionali e minoritarie.

Tuttavia il Consiglio regionale ha modificato la legge proposta dai comuni, sostituendone il cuore e depotenziandone l’applicazione.
Ed inoltre penso siano stati introdotti degli elementi di incostituzionalità prima non presenti.

Più in dettaglio Continua a leggere

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A Venezia il Consiglio regionale decide l’Europa che vogliono

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europa-popoli1Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel 2009 l’Unione Europea è diventata più forte, capace di sottoscrive patti vincolanti come il CETA.
Una rivoluzione giuridica quella del 2009 che ha visto gli stati sempre meno indipendenti e sempre più ridotti al rango di stati federati, anche se ancora con il diritto di “exit”.

I vincoli sempre più stringenti e il ruolo del governo europeo, a forte tendenza tedesca, ha portato alla rinascita dei nazionalismi, che per ora vengono domati, ma che rischiano di far saltare il coperchio.

Tutto ciò era stato previsto, per cui i trattati hanno anche resa più facile la migrazione delle persone e una valvola di compensazione per le identità storiche minori, alle quali vengono riconosciuti i diritti che spesso gli Stati dell’unione, di nascita ottocentesca, negano per non implodere.

L’articolo 6 del Trattato se Lisbona infatti Continua a leggere

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PDL 116: la Regione non c’entra, il “dialetto” a scuola verrà imposto dal Consiglio d’Europa

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Il Corriere del Veneto ha creato un dibattito falsato, perché in regione non si discute per nulla di imporre il bilinguismo col dialetto.

A rendere necessaria la tutela della lingua regionale a scuola sarà semmai la “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie” che l’Italia sta per rendere esecutiva, tanto più che il Veneto ha già riconosciuto la lingua veneta nel 2007 ed il Friuli VG nel 2011.

Dunque il dialetto a scuola verrà in ogni caso, anzi (vedi approfondimento sul tema), è già possibile oggi, e non dipenderà dalle scelte dalla regione.

La legge in discussione in Consiglio ha contenuto del tutto diverso e si potrebbe sintetizzare come segue:

tu consigliere, riconosci ai veneti il diritto ad un trattamento analogo a quello che viene riconosciuto ai tedeschi di Bolzano?

Detto in altro modo, Continua a leggere

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Sul Progetto di Legge n° 116, Finozzi chiede un approfondimento

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marino-finozziSul Progetto di Legge n° 116, il presidente Finozzi chiede un approfondimento.

Il giorno 3 novembre c’è stata la seconda audizione nella I Commissione in Consiglio Regionale.
Per farla breve, non si è andati al voto ma ad un rinvio, senza alcuna data fissata.
Infatti il presidente della Commissione, Marino Finozzi (nella foto), ha chiesto degli approfondimenti sulla questione finanziaria e sulla applicazione della convenzione quadro in Europa.

Comunque non ci sono state obiezioni di sorta sul piano tecnico e giuridico, nemmeno da parte delle opposizioni.

Anzi , Finozzi stesso ha Continua a leggere

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Con il Sì finisce l’indipendentismo regionale

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Nella costituzione Boschi-Renzi, al nuovo articolo 117 c’è scritto:

Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.
In altre parole il governo potrà intervenire in ogni materia regionale ( anche delle regioni autonome) e delle province autonome, semplicemente invocando l”unità giuridica o l’unità economica della Repubblica (concetto del tutto arbitrario ed evanescente), oppure dichiarando l’interesse nazionale sulla questione. In pratica non esisterà più alcuna diga per il centralismo oggi dato dall’esclusività delle materie regionali.

Per fare un esempio pratico, Continua a leggere

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L’avvocato è al servizio della nazione italiana, ed anche le nuove regioni di Renzi-Boschi

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C’è un criterio nella Costituzione italiana che è quello dell'”interesse nazionale”. Il criterio è così evanescente che in pratica comprende qualunque cosa che passi in testa al governo. Si può definire interesse nazionale anche il fatto che si debba usare poca carta igienica, o la svendita delle proprietà nazionali (dello stato), o perfino la perdita della sovranità tramite delega ad organismi e trattati internazionali.

E’ il caso di parlarne perché nella nuova Costituzione Renzi-Boschi le regioni verranno rese “schiave di Roma” schiacciate dal nuovo articolo 117.

Ma c’è anche il fatto che gli avvocati, fino al 2012, per diventare tali dovevano giurare di fronte ad un magistrato con la seguente formula:
“Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della nazione”.

Ho già sollevato in passato il problema che con tale formula nessun cittadino può essere essere patrocinato di fronte ad un tribunale italiano quando si mettano in discussione i “diritti” della nazione italiana, per esempio quelli di sovranità su di un territorio.

Per lo stesso motivo, un avvocato che abbia giurato prima del 2012, qualora perseguisse la sovranità e gli interessi di una nazione diversa da quella italiana, sarebbe in violazione del giuramento (spergiuro) oppure starebbe lavorando segretamente agli interessi nazionali italiani in contrasto con quelli che pubblicamente dice di voler perseguire.

Dal 2012 la formula di giuramenti dell’avvocato è cambiata:
“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”.

Insomma i nuovi avvocati debbono perseguire quei i “principi dell’ordinamento” che decisamente privilegiano gli interessi nazionali italiani, quindi in realtà cambia poco, ma almeno l’avvocato fresco di nomina può perseguire i diritti umani (quindi l’autodeterminazione dei popoli) quanto questo sia l’interesse del proprio assistito.

Per quanto riguarda la nuova costituzione Renzi-Boschi, essa eliminerà la maggior parte delle competenze della Regione, e le renderà schiave sotto i criteri di “interesse nazionale” ma anche dell’unità giuridica ed economica.

Con il nuovo criterio dell’interesse nazionale il governo potrà decidere nelle materie oggi riservate alle regioni.
Per esempio potrà concedere l’estrazione di greggio nei territori regionali (oggi non permesso) perché è “interesse nazionale”.
Oppure potrà costringere le regioni a regalare tutte le loro proprietà, potrà per esempio fare una legge “nazionale” con la quale tutti gli enti economici di proprietà delle regioni e degli enti loro sottoposti (province e comuni) dovranno essere “incorporati” in una unica gigantesca azienda italiana dei servizi che potrà poi essere svenduta o quotata in borsa.

Che questo sia il progetto clandestino è stato confermato da un consigliere del Tesoro che ha parlato della necessità di “espropriare” le regioni e i comuni per far cassa dei 350 miliardi di Euro in cassa alle regioni e ai comuni.

Ecco perché i comuni non possono spendere i loro soldi : devo svendere o regalare allo stato quello che possiedono che vale una fortuna , cose che sono proprietà dei cittadini, un valore di oltre 5000 euro a cittadino .

Vedi

http://www.jusdicere.it/Ragionando/nuovo-giuramento-avvocato/

 

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Intervista sulla stroncatura del libro di Beggiato da parte di Stella

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Il giornalista Pier Luigi Pellegrin di Radio Padania mi ha intervistato a proposito della stroncatura del libro di Ettore Beggiato “1866: la grande truffa” da parte di Gian Antonio Stella. Il libro parla dell’annessione del 1866 del Veneto, in realtà del Lombardo-Veneto, e ne ho scritto anche io nel mio “la Repubblica mai nata” . E’ una intervista in cui rendo noto alcune informazioni non note al grande pubblico sul vergognoso passaggio del 1866.

 

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Le possibilità di indipendenza aumentano con il progetto di legge n° 116/2016

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uomo_vitruvianoAlcuni commentatori hanno sostenuto che con l’approvazione del progetto di legge n° 116 /2016 in regione veneto diminuiscono le possibilità di indipendenza del popolo veneto, o perfino la si impedisce del tutto: questo è del tutto privo di fondamento, tanto è vero che non viene spiegato perché ci sarebbe questo effetto. E’ invece vero il contrario e qui di seguito spiego perché le possibilità concrete e sostanziali future aumentano e di molto.

Intanto occorre sapere che il progetto di legge regionale veneto PDL 116/2016 per la prima volta fa riconoscere alla Repubblica Italiana che esiste una nazione veneta, seppure riconoscendo che essa non è la nazione principale ma una nazione numericamente minore nella repubblica italiana (fatto ovvio).

Ho usato l’espressione “repubblica italiana” e non regione, perché, in termini tecnici, la regione parlerà in nome dell’intera repubblica sfruttando l’ attribuzione di competenza residuale che Continua a leggere

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