L’avvocato è al servizio della nazione italiana, ed anche le nuove regioni di Renzi-Boschi

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C’è un criterio nella Costituzione italiana che è quello dell'”interesse nazionale”. Il criterio è così evanescente che in pratica comprende qualunque cosa che passi in testa al governo. Si può definire interesse nazionale anche il fatto che si debba usare poca carta igienica, o la svendita delle proprietà nazionali (dello stato), o perfino la perdita della sovranità tramite delega ad organismi e trattati internazionali.

E’ il caso di parlarne perché nella nuova Costituzione Renzi-Boschi le regioni verranno rese “schiave di Roma” schiacciate dal nuovo articolo 117.

Ma c’è anche il fatto che gli avvocati, fino al 2012, per diventare tali dovevano giurare di fronte ad un magistrato con la seguente formula:
“Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della nazione”.

Ho già sollevato in passato il problema che con tale formula nessun cittadino può essere essere patrocinato di fronte ad un tribunale italiano quando si mettano in discussione i “diritti” della nazione italiana, per esempio quelli di sovranità su di un territorio.

Per lo stesso motivo, un avvocato che abbia giurato prima del 2012, qualora perseguisse la sovranità e gli interessi di una nazione diversa da quella italiana, sarebbe in violazione del giuramento (spergiuro) oppure starebbe lavorando segretamente agli interessi nazionali italiani in contrasto con quelli che pubblicamente dice di voler perseguire.

Dal 2012 la formula di giuramenti dell’avvocato è cambiata:
“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”.

Insomma i nuovi avvocati debbono perseguire quei i “principi dell’ordinamento” che decisamente privilegiano gli interessi nazionali italiani, quindi in realtà cambia poco, ma almeno l’avvocato fresco di nomina può perseguire i diritti umani (quindi l’autodeterminazione dei popoli) quanto questo sia l’interesse del proprio assistito.

Per quanto riguarda la nuova costituzione Renzi-Boschi, essa eliminerà la maggior parte delle competenze della Regione, e le renderà schiave sotto i criteri di “interesse nazionale” ma anche dell’unità giuridica ed economica.

Con il nuovo criterio dell’interesse nazionale il governo potrà decidere nelle materie oggi riservate alle regioni.
Per esempio potrà concedere l’estrazione di greggio nei territori regionali (oggi non permesso) perché è “interesse nazionale”.
Oppure potrà costringere le regioni a regalare tutte le loro proprietà, potrà per esempio fare una legge “nazionale” con la quale tutti gli enti economici di proprietà delle regioni e degli enti loro sottoposti (province e comuni) dovranno essere “incorporati” in una unica gigantesca azienda italiana dei servizi che potrà poi essere svenduta o quotata in borsa.

Che questo sia il progetto clandestino è stato confermato da un consigliere del Tesoro che ha parlato della necessità di “espropriare” le regioni e i comuni per far cassa dei 350 miliardi di Euro in cassa alle regioni e ai comuni.

Ecco perché i comuni non possono spendere i loro soldi : devo svendere o regalare allo stato quello che possiedono che vale una fortuna , cose che sono proprietà dei cittadini, un valore di oltre 5000 euro a cittadino .

Vedi

http://www.jusdicere.it/Ragionando/nuovo-giuramento-avvocato/

 

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Intervista sulla stroncatura del libro di Beggiato da parte di Stella

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Il giornalista Pier Luigi Pellegrin di Radio Padania mi ha intervistato a proposito della stroncatura del libro di Ettore Beggiato “1866: la grande truffa” da parte di Gian Antonio Stella. Il libro parla dell’annessione del 1866 del Veneto, in realtà del Lombardo-Veneto, e ne ho scritto anche io nel mio “la Repubblica mai nata” . E’ una intervista in cui rendo noto alcune informazioni non note al grande pubblico sul vergognoso passaggio del 1866.

 

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Le possibilità di indipendenza aumentano con il progetto di legge n° 116/2016

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uomo_vitruvianoAlcuni commentatori hanno sostenuto che con l’approvazione del progetto di legge n° 116 /2016 in regione veneto diminuiscono le possibilità di indipendenza del popolo veneto, o perfino la si impedisce del tutto: questo è del tutto privo di fondamento, tanto è vero che non viene spiegato perché ci sarebbe questo effetto. E’ invece vero il contrario e qui di seguito spiego perché le possibilità concrete e sostanziali future aumentano e di molto.

Intanto occorre sapere che il progetto di legge regionale veneto PDL 116/2016 per la prima volta fa riconoscere alla Repubblica Italiana che esiste una nazione veneta, seppure riconoscendo che essa non è la nazione principale ma una nazione numericamente minore nella repubblica italiana (fatto ovvio).

Ho usato l’espressione “repubblica italiana” e non regione, perché, in termini tecnici, la regione parlerà in nome dell’intera repubblica sfruttando l’ attribuzione di competenza residuale che Continua a leggere

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Siamo stati conquistati: come riprenderci la libertà?

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Questo è un estratto da una conversazione in una chat riguardante il tema di come liberarsi dalla cosca dei banchieri che ci ha già resi servi da anni.

…… Non possiamo semplicemente riconquistare il nostro stesso territorio con le armi, perché oltre che fallimentare è anche impossibile sul piano legale. Infatti il diritto di conquista di uno stato non vale più dal 1840 (motivo per cui si fecero i falsi plebisciti di annessione degli stati preunitari alla famiglia Savoia), per cui per tornare liberi dobbiamo riferirci alla situazione preunitaria fra il 1840 e il 1861 (per l’Italia) e 1866 per il solo lombardo-veneto. Da questo punto di vista i “popoli” (per i fini legali) non sono quelli identificati per lingua e cultura (come vorrebbe il principio di autodeterminazione), ma vanno presi come Continua a leggere

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Democratico, anticomunista, antifascista e per i diritti umani.

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Io esisto, e ho diritto a non essere quello che decide un governo centrale, se compatibile con la società democratica e il rispetto della collettività che mi ha generato.

Fra i miei diritti fondamentali vi deve essere quindi il diritto di possedere dei mezzi di sussistenza per me e la mia famiglia.

L’idea che la proprietà privata vada abolita è quindi antiumana, perché Continua a leggere

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LORIS PALMERINI – LE BUGIE SVELATE E LE CALUNNIE

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Nel video svelo le bugie e le calunnie di Daniele Quaglia, Sergio Bortotto, Gabriele De Pieri, Gianluca Busato, e siccome sanno che non mento sono sicuro che non mi quereleranno.

La spiegazione delle prove

httpv://www.youtube.com/watch?v=v1L1Tyg-_Gc

LORIS PALMERINI – LE BUGIE SVELATE E LE CALUNNIE

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Intervista sul progetto di legge per il riconoscimento dei veneti come nazione

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Questo è l’audio dell’intervista che Pier Luigi Pellegrin di Radio Padania mi ha fatto l’ 11 febbraio 2016, riguardante il progetto di legge depositato in regione veneto per il riconoscimento dei veneti come nazione minoritaria (o “minoranza nazionale” nei termini della legge).

L’audio è stato tagliato in alcuni punti per snellire l’ascolto, sono circa 22 minuti.

Clicca per ascoltare

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Autonomia della Regione Veneto o autonomia della nazione veneta ?

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Da fine anno il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha riproposto sempre più di frequente la questione dell’autonomia della Regione Veneto, come per altro era nel suo programma elettorale e su cui ha ricevuto un forte consenso elettorale.
Come noto l’autonomia regionale passa attraverso il riconoscimento del parlamento italiano in costituzione (cosa di cui non c’è traccia nella nuova formulazione), oppure attraverso la concessione del governo di autonomie differenziate ma sottoposte al controllo del governo, meccanismo che però verrà cambiato con la nuova costituzione.
C’è un conflitto fra la richiesta dell’autonomia regionale al governo centrale e la richiesta della nazione veneta di essere riconosciuta e di avere i diritti che le spettano che abbiamo operato con la presentazione del progetto di legge in regione ? La risposta secca è NO, anzi, vi può essere sinergia.
Più in dettaglio. Il referendum sull’autonomia regionale (quindi dell’ente regione ) può far riconoscere al governo centrale la volontà dei veneti di avere l’autonomia come ente territoriale, cosa che per altro è gia’ assodata sia dai sondaggi, sia dal voto di meno di un anno fa.
Il percorso verso l’autonomia, come detto, è lungo e di fatto passa per Roma e le sue pastoie, ed in ogni caso, qualora avesse successo, non porterebbe ai posti riservati per i veneti nell’amministrazione pubblica, nè al trattenimento delle tasse per le spese di canali TV e giornali in lingua veneta, nè alla cartellonistica stradale bilingue, nè all’insegnamento nelle scuole di lingua storia cultura veneta, nè al bilinguismo nei tribunali, e nemmeno, cosa molto importante per la Lega e per i veneti in genere al controllo e moderazione dei flussi migratori a livello regionale.
Inoltre il riconoscimento dell’esistenza della nazione veneta quale minoranza dello Stato aprirebbe le porte alla riunione dei veneti di varie regioni sotto un unico ente amministrativo come previsto dalla legge internazionale. Tutto questo non si può avere con l’autonomia regionale, e nemmeno con la fusione delle regioni, ma solo sulla base del riconoscimento di una nazionalità minore (nel senso numerico), ossia di “minoranza nazionale” come la chiama la legge internazionale ratificata con L.n.302/1997.
Il progetto di legge regionale che abbiamo depositato porterà invece tutto questo, e il Consiglio regionale lo puo’ discutere ed approvare in breve tempo, pochi mesi, e per altro per statuto è obbligato a metterlo all’ordine del giorno perché depositato da una serie di enti locali.
Autonomia regionale e autonomia dei veneti come nazione minore sono due percorsi che possono andare insieme ed aiutarsi ma sostanzialmente sono diversi negli scopi e nei risultati e nei metodi, non si contrastano nel percorso, sono come le due aste di una croce che possono trovare il massimo della forza al loro incrocio.
La vedo dura però che il parlamento di Roma riconosca l’autonomia, dovrebbero tagliarsi gli stipendi. Mentre non credo che il Consiglio Regionale possa dirà NO al riconoscimento dei veneti come nazione con i diritti di minoranza nazionale, sconfessando quanto fatto con le risoluzioni del 1998, del 2012 e con lo statuto.
Per altro, approvato dal Consiglio regionale il riconoscimento della nazione, cosa che può fare solo con la attuale costituzione, Zaia potrà farsi forte di questa identià ed ottenere dal parlamento il riconoscimento di regione autonoma come è autonoma la provincia di Bolzano (tutt’altro di quanto è Trento) , ossia potrà ottenere più autonomia di governo e del territorio proprio per rispondere ai bisogni della nazione “minore” veneta .
Purtroppo però c’è la certezza che l’autonomia della regione arriverà dopo l’ entrata in vigore della nuova costituzione proposta da Boschi e Renzi, riforma a mio avviso illegale che all’art.117 di fatto cancellerà ogni autonomia delle regioni dando al governo centrale la prevalenza anche sulle materie oggi riservate alle regioni.
Non sarà così invece per i diritti della minoranza nazionale, perché una volta riconosciuti non potranno mai più essere cancellati in quanto agganciati ad una norma internazionale.
Quindi, di nuovo, non c’è conflitto fra i due percorsi, di sicuro uno è vincente.
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