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Con il Sì finisce l’indipendentismo regionale

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Nella costituzione Boschi-Renzi, al nuovo articolo 117 c’è scritto:

Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.
In altre parole il governo potrà intervenire in ogni materia regionale ( anche delle regioni autonome) e delle province autonome, semplicemente invocando l”unità giuridica o l’unità economica della Repubblica (concetto del tutto arbitrario ed evanescente), oppure dichiarando l’interesse nazionale sulla questione. In pratica non esisterà più alcuna diga per il centralismo oggi dato dall’esclusività delle materie regionali.

Per fare un esempio pratico, la concessione di trivellazioni del territorio delle regioni è oggi riservato dalla costituzione alle regioni. Su questo Renzi ha già perso in Corte Costituzionale al tempo del referendum per le trivellazioni, e dei famosi intrecci del Suo ministro con le compagnie petrolifere. Con la costituzione Renzi-Boschi il governo potrà deliberare sulla materia invocando l’interesse nazionale e far approvare dalla maggioranza della Camera (che sarà dello stesso partito) la trivellazione delle regioni, le quali non potranno dire nulla. Lo stesso può valere per le centrali nucleari, oppure per strade ed autostrade, ecc ecc.

Inoltre la regione perderà la esclusività sulle materie non elencate, fra le quali il diritto di decidere quali sono le “minoranze nazionali” presenti nel proprio territorio, cosa ben diversa delle minoranze linguistiche e che definiscono una autonomia speciale per le popolazioni storiche del territorio. Di conseguenza con il Sì anche il PDL 116/2016 in regione perderà di validità e diventerà scavalcabile su semplice delibera del governo, salvo ricorsi.

Anche sul piano indipendentista ci saranno cambiamenti “terminali”: per gli indipendentisti che fino ad oggi hanno coltivato l’ illusione della secessione o indipendenza attraverso il voto regionale (cosa ben difficile poiché gli statuti regionali affermano chiaramente il dovere di rispettare la Costituzione), da ora vedranno sfumare ogni possibilità poiché il governo potrà deliberare in modo tale da rendere impossibile non solo ogni delibera regionale che mini l”unità giuridica e l’interesse nazionale, ma perfino un eventuale referendum consultivo per le stesse ragioni “nazionali”.

Invece non cambierà nulla se ci si pone nell’ottica che gli stati pre-unitari sono stati invasi e pur essendo ancora legalmente sovrani sono occupati dal Piemonte-Sardegna autoproclamatosi “Italia”. Ovviamente per questo percorso di rivendicazione della sovranità originaria degli stati non cambia nulla, perché non si svolge nelle competizioni elettorale dello stato italiano, ma nelle aule delle corti internazionali. Per cui da un punto di vista politico indipendentista il ritorno agli stati pre-unitari avviato dall’Autogoverno del Popolo Veneto e dalla rivendicazione del diritto sovrano del Lombardo-Veneto resterà per le popolazioni locali l’unica via percorribile per salvarsi dallo svaligiamento bancario degli usurai mondialisti.

Per cui, sebbene io normalmente non lavoro mai per il “tanto peggio, tanto meglio”, sarei tentato di chieder di votare Sì in modo di smetterla con i partiti indipendentisti di facciata e finalmente passare ai fatti seri.

Comunque sebbene chiedo di votare NO, temo che vinceranno i Sì anche a costo di brogli. Infatti i votanti non contano nulla per gli occhi della finanza speculativa, tanto più ai referendum italiani più volte traditi e svolti con l’inganno del popolo. Perfino a partire dai plebisciti !

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