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La biologia, da non-scienza a nuovo paradigma della scienza

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In questo blog non discuto di filosofia, scienza e religione, ma chi mi conosce sa che quando ne ho l’occasione lo faccio volentieri, e recentemente una conversazione mi ha rimestato i fondamenti del mio pensiero , elaborato oramai in anni lontani.

Quando ero studente all’università (che anocra non ho completato!!) si considerava la biologia quasi come una non scienza, e non escludo che ancora oggi, un quarto di secolo dopo, vengano trasferiti alcuni preconcetti del genere agli “scienziati”.

Il problema era che la scienza classica non sapeva, al tempo, dialogare “con” e studiare i sistemi biologici, che poi abbiamo imparato a classificare come “sistemi dinamici aperti”, anzi, è questo un concetto ancora oggi non enucleato in alcune comuni fonti di conoscenza (vedi Wikipedia, per quanto criticabile).

Che cos’è un sistema dinamico e aperto? Ora come ora non riesco a dare una fonte di riferimento per un concetto non mio, ma riesco a trovare in rete queste enunciazioni: all’interno della teoria dei sistemi (quindi non nel senso comune) un sistema dinamico e aperto è tale se

– IL SISTEMA È APERTO SE INSTAURA RELAZIONI CON L’AMBIENTE ESTERNO IN CUI OPERA, QUINDI NE VIENE CONDIZIONATO E LO CONDIZIONA IN DIVERSI GRADI

– IL SISTEMA È DINAMICO QUANDO LE SUE CONDIZIONI DI EQUILIBRIO VARIANO NEL TEMPO

Quanto meno la definizione si attaglia a quello che intendo con l’ espressione detta.

Sono stati proprio grandi scienziati (e premi nobel) a modificare il paradigma della Scienza classica, per esempio il chimico Ilda Prigogine con la teoria del Caos (https://www.ibs.it/leggi-del-caos-libro-ilya-prigogine/e/9788842068839), oppure il fisico Werner arl Heisenberg con il Principio di indeterminazione (https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_indeterminazione_di_Heisenberg) oppure matematici come Kurt Gödel con il suo Teorema di incompletezza “https://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del” .

Essi hanno rivisto e messo in discussione il paradigma della scienza in maniera talmente profonda (o radicale) da gettarla nello sconcerto e costringerla a elaborazioni del pensiero tipiche della filosofia. Nulla di strano per chi pensa, come me, che la scienza non sia altro che un modo di affrontare la conoscenza attualmente fra i più efficaci, ma non necessariamente completi e perfetti.

Per fare scontenti tutti compresi i filosofi, mi spingo oltre dicendo che quelli, gli scienziati sopraddetti, erano veri filosofi, che abbracciando il principio della scienza, quindi il principio di non contraddizione e il principio della probabilità statistica e della verificabilità come mezzo di conoscenza del reale, hanno di fatto ristrutturato il nostro Episteme (https://it.wikipedia.org/wiki/Episteme) invalidando e falsificando una parte del metodo scientifico e dei suoi fondamenti filosofici. In fin dei conti è proprio l’errore o l’errare del sistema scientifico che assumiamo come vero che invece ci dimostra la sua fallacia e quindi ci indica la strada da seguire per la sua falsificazione ma anche per un suo miglioramento.

Detto questo, cosa c’entra tutto questo ?

Centra quando si pretende di assumere la scienza classica, ossia il suo metodo, a sistema onnipotente (e non falsificabile) del conoscere, lo si pretende talmente onnipotente da essere paragonabile a Dio, anche esso mai discusso, quando invece esiste una gran parte dello scibile che non ci è noto, esattamente come oggi abbiamo scoperto che la materia oscura è probabilmente la maggior parte della materia stessa (non ne siamo certi), ossia non conosciamo nemmeno della materia tangibile la maggior parte della sua composizione.

Il fatto è che se si crede nella onnipotenza della Scienza, si giustifica facilmente l’uso a dismisura degli antibiotici, ma si arriva fino al punto di selezionare nuovi ceppi batterici (i super-bug) che potenzialmente faranno più morti di quanti gli antibiotici ne abbiano salvati contrastandoli.

Oggi i “super bug” resistenti ad ogni antibiotico sono tutt’altro che un fantasma che preoccupa anche l’ONU (aggiornamento del 7 aprile, infezione da super-bug a Treviso). Speriamo che la profezia non si auto-avveri, che la scienza scopra ancora una nuova diga, ma intanto è palese che l’uso degli antibiotici indiscriminato e non prudente non ha debellato i batteri che voleva combattere, li ha solo fatti evolvere, rischiando potenzialmente lo sterminio della popolazione, che invece erano oramai in maggior parte resistenti alle infezioni classiche. E tutto questo prevalentemente per allevare animali intensivamente e vendere qualche bistecca in più.

Ancora, qualcuno ha studiato se vaccinare in massa in realtà non faccia altro che lo stesso effetto degli antibiotici e porti, dopo una apparente ed iniziale riduzione della malattia vaccinata, da ultimo in realtà solo alla selezioni di un nuovo ceppo della stessa più evoluto e resistente contro cui i vaccini non servono nemmeno più se non addirittura impegnando inutilmente il sistema immunitario?

La realtà è che non lo sappiamo, come la materia oscura ci sfugge la maggior parte della materia.

Il dramma, la non scienza, è quando rifiutiamo di affrontare questi temi, solo perché mette in discussione il dogma della “onnipotenza” della scienza.

Oggi comunque è certo che la scienza classica limitata e onnisciente non è nemmeno più considerata scienza, ma “scientismo”, una specie di nuova religione alla base del quale sta il dogma della modificabilità e del controllo completo della natura da parte dell’uomo.

Il problema, e si chiude il cerchio, è quello di considerare il mondo e la natura come sistemi statici, e non, come fa oggi la biologia, come un sistema dinamico aperto per altro ipercomplesso e non deterministico (teorica del caos e principio di indeterminazione).

Come si fa a spiegare queste cose a menti giovani ed addestrate al solo uso di macchinari complessi senza la conoscenza del contenuto della scatola?

Non lo so, ma sempre mi accordo che un poca di “dissonanza” cognitiva è utile a indurre ragionamenti e dubbi. Si spera che serva. A volte si fanno arrabbiare le persone, pazienza, meglio che capiscano arrabbiati piuttosto che non capiscano proprio.

Un po’ di di dubbi fanno sempre bene!

E quando questo non serve e non produce effetti, non è finita la speranza, perché purtroppo ci pensa la vita con le sue sberle, che producono non di rado effetti psicosomatici, fino a quando l’individuo non si evolve oppure non si autodistrugge perché non adatto a sopravvivere.

Si spera sempre nella evoluzione individuale, anche se questo a volte costa molto nei termini di separazione ed abbandono di teorie ancestrali.

Io semplifico sempre molto, sono un pedagogista, o cerco, cerco di passare dei concetti, quando non riesco a far di meglio lo faccio anche in maniera bruta, mi si perdoni.

Ma da decenni ho compreso il significato di “elan vitale”, “slancio vitale”, nel senso del filosofo Henri Bergson secondo il quale vi è una continua differenziazione nello sviluppo della vita, la vita cerca sempre nuove direttrici evolutive.

Semplifico io: la vita vuole la vita. E’ non c’è scienza che tenga.

Perché il titolo “La biologia, da non-scienza a nuovo paradigma della scienza”?

Perché da tutto quello che ho detto si evince che nella biologia, o meglio, negli ambiti che studiano i sistemi dinamici aperti, si trova la frontiera della filosofia, ed in particolare in quel ambito di confluenza fra la biologia, l’ingegneria e la psicologia che si chiama “intelligenza artificiale” . In quell’ambito assistiamo alla riformulazione della conoscenza dalle sue fondamenta, perché nella replicazione del più importante prodotto evolutivo chiamato “conoscenza” assistiamo, attraverso la replicazione concreta in termini biologici e funzionali ed ingegneristici, alla nostra stessa spiegazione e comprensione. Fino a ridiscutere il nostro stesso concetto di essere umano, e della nostra dignità nella evoluzione e nell’universo (almeno in quello a noi noto).

E purtroppo non è nella mitica ed importante Università di Padova già nota per il suo Aristotelismo che si svolge questa ricerca, ma nelle università sopratutto degli Stati Uniti, dove evidentemente la disponibilità di fondi e di moneta stampabile fa la differenza.

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