14 Comments

  1. Alberto
    29 Marzo 2010 @ 13:40

    Salve Sig. Palmerini,
    anche il suo ragionamento ha una pecca.

    La realta’ e’ che in soldoni:
    – 1/3 vota per il PDL;
    – 1/3 vota per il PD;
    – 1/3 non vota.

    Che cosa cambia se se il terzo dei non votanti votasse un partito diverso da quelli di maggioranza?
    Che i voti si dividono in vari partiti minori, per cui l’azione di rappresentare al regime il proprio dissenso verrebbe persa e questi si sentirebbero di nuovo legittimati.
    Un modo elegante di nascondere un grosso dissenso: ne’ vero?

    Inoltre nella lista degli eletti si troverebbero le 60 poltrone occupate dagli stessi partiti di maggioranza e qualcuna da qualche partito di minoranza.
    Ergo non cambia nulla di rivoluzionario dal punto di vista politico sopra le 60 sedie da occupare.

    Io non sono molto intelligente, per questo lascio a quelli piu’ colti, informati, intelligenti il piacere di andare a votare e di dire agli altri quello che devono fare.

    Alberto

  2. giorgio andretta
    28 Marzo 2010 @ 10:17

    Loris, lei ha scritto:” Per altro quelli schifati sarebbero gli unici propensi a votare nuovi partiti, e invece convinti a stare a casa dagli stupidi, di fatto confermano il sistema o lo rafforzano.”
    Dal momento che il sottoscritto ed altri ospiti del suo sito rientriamo tra coloro che propugnano il non voto lei ci cataloga tra gli stupidi.
    Vale poi tutto il resto che ho già esposto, pena la rindondanza.
    Cordialità.

    • giorgio andretta
      29 Marzo 2010 @ 07:04

      Loris, suo malgrado gli “stupidi”, cioè quelli che non si sono recati alle urne, i voti bianchi e quelli nulli hanno conquistato la maggioranza sui lungimiranti.
      D’altronde se non si vogliono adottare metodi cruenti e l’unico modo per manifestare la propria contrarietà all’attuale sistema.
      Recandosi al voto, come da lei proposto, non si farebbe altro che asseverare l’attuale sistema che lei stesso non perde occasione per esutorare di ogni credibilità, non le sembra un contro-senso?
      Sia chiaro che condivido ogni sua osservazione denigratoria al sistema in essere, se sistema si può ancora definire il caos totale in ogni ordine e grado che imperversa attualmente nella nostra organizzazione sociale.
      Cordialità.

  3. giorgio andretta
    27 Marzo 2010 @ 10:10

    Luca Acacia Scarpetti che ci fa lei in questo sito? Forse il virus?
    Con che faccia di “tolla” propugna l’IDV?
    Forse è convinto che noi viviamo sotto una foglia di cavolo?
    Si vergogni!
    Tutti coloro che militano in formazioni partitiche dovrebbero essere fatti transitare per la rupe Tarpea, perchè, come sosteneva il Principe De Curtis, sono dei caporali.
    —————————
    Tra tutti i regimi politici, la democrazia è quello che più si presta a generare e mimetizzare oligarchie. Oggi, questa tematica è trattata parlando di caste. Nessuno, credo, pensa alle caste indiane o ai mandarini cinesi. Ogni sistema castale comporta stratificazioni sociali per piani orizzontali paralleli, sovra- e sotto-ordinati, più o meno impermeabili. A ciascuno di questi piani corrispondono stili di vita, gusti, culture, letteratura, musica, teatro, talora lingue, abitudini alimentari, leggi particolari. Oggi, nulla di tutto ciò. Le oligarchie odierne, in società di individui sciolti da appartenenze e liberi di fare di sé quel che vogliono e di legarsi a chi vogliono, si costruiscono, si modificano e si distruggono su moti circolari ascendenti e discendenti dove tutti si confondono. Per comprendere la differenza, occorre partire da un po’ più lontano, dal conflitto tra chi appartiene e chi non appartiene a un qualche «giro» o cerchia di potere. Intendo con questa espressione – il giro – esattamente ciò che vogliamo dire quando, di fronte a sconosciuti dalla storia, dalle competenze e dai meriti incerti, o dai demeriti certi, i quali occupano posti inconcepibili per loro, ci domandiamo: a che giro appartengono? I giri sono la nostra costituzione materiale.

    Ci si scambia protezione e favori con fedeltà e servizi. Questo scambio ha bisogno di “materia”. Occorre disporre di risorse da distribuire come favori; per esempio: danaro e impieghi, carriere e promozioni, immunità e privilegi. Occorre, dall’altra parte, qualcosa da offrire in restituzione: dal piccolo voto (il voto «di scambio»), all’organizzazione di centinaia o migliaia di voti che si controllano per ragioni di corporazione, corruzione e criminalità, fino alle prestazioni personali o per interposta persona, oggi soprattutto per sesso interposto. L’asettico «giro» in realtà è una cloaca e questo è il materiale infetto che trasporta. Qual è la forza che lo muove? Poiché la protezione e i favori stanno su e la fedeltà e i servizi giù, dietro le apparenze di allegre comunelle e della combutta innocente, si annidano sopraffazione e violenza. Distribuendo favori, può sembrare un sistema benefico, una forma di democrazia come potere per il popolo. Ma non è così. Ognuno vede nell’altro solo risorse da sfruttare. Ogni giro è un crogiolo di rivalità e ferocia e di gradini, da pestare per salire più in alto. Sul più alto e su quello più basso troviamo solo arroganza e solo servilismo. Sugli intermedi si è arroganti con i sottoposti e servili con i sovrapposti e mano a mano che si sale o si scende cambia il rapporto tra arroganza e servilismo.

    Padroni e servi, a tutti i livelli del giro, sono legati da patti, ma patti tra complici. La fedeltà ai patti è garantita da favori e minacce, blandizie e intimidazioni e ricatti. Quando nello scambio entrano anche organizzazioni criminali, non è esclusa la violenza. Non pochi delitti politici nel nostro violento Paese si spiegano così. Dove si alimenta la forza che alimenta i giri? Nella disuguaglianza e nell’illegalità. Essi, i giri, tanto più si diffondono quanto maggiore è il malessere sociale e quanto meno le leggi valgono ugualmente per tutti. Tanta più insicurezza e ingiustizia, tanto più richiesta di «patronato»; tanto più patronato, tante più violazioni della legge uguale per tutti. La democrazia, mancando uguaglianza e legalità, diventa una dissimulazione di sistemi di potere gerarchici, basati sullo scambio ineguale di favori tra potenti e impotenti, e sulla generalizzata illegalità a favore di chi appartiene a oligarchie. Una violazione che può essere la semplice, e apparentemente innocente, raccomandazione o diventare associazione a delinquere secondo il codice penale. Questa struttura mai come oggi è stata estesa, capillare, omnipervasiva. Se solo per un momento potessimo sollevare il velo ed avere una veduta d’insieme, resteremmo probabilmente sbalorditi di fronte alla realtà nascosta dietro la rappresentazione della democrazia. Catene verticali di potere, quasi sempre invisibili e talora segrete, legano tra loro uomini della politica, delle burocrazie, della magistratura, delle professioni, delle gerarchie ecclesiastiche, dell’economia e della finanza, dell’università, della cultura, dello spettacolo, dell’innumerevole pletora di enti, consigli, centri, fondazioni, eccetera, che, secondo i propri principi, dovrebbero essere reciprocamente indipendenti e invece sono attratti negli stessi mulinelli del potere, corruttivi di ruoli, competenze, responsabilità. Realisticamente, si deve tuttavia constatare che non tutto è così, se non sempre per virtù almeno per necessità. Innanzitutto, non tutti nelle numerose categorie di soggetti ora indicati, si prestano alla logica dei giri. Ma, soprattutto il sistema del patronato e dello scambio di fedeltà non può essere universale. Ci sarà sempre chi non può o non riesce a entrarci. Innanzitutto, per ragioni pratiche. Le risorse di cui esso deve disporre (posti, finanziamenti, favori) non sono illimitate. Per quanto si tenda a estenderle e ramificarle (ad es. con la moltiplicazione dei posti in enti inutili), vi sono limiti di sostenibilità, dettati dalla limitatezza delle risorse, dall’impoverimento della società e dalla rapacità di chi sta (più in alto) nella gerarchia. Ma c’è anche una ragione di principio. Le oligarchie dei giri non potrebbero esistere se tutti godessero dei loro privilegi. La generalizzazione dei privilegi è concettualmente la contraddizione delle oligarchie. Esse, per esistere, hanno bisogno che vi sia chi ne sta fuori. Le oligarchie portano dunque nel loro seno la contraddizione. È questo il momento in cui lo scontro assumerà l’aspetto di un conflitto tra interessi (di parte) e valori (universali), o tra «interessi» e «ragioni». Chi non partecipa, in una misura anche minima, al sistema dei privilegi, che cosa può fare se non contrapporre idee generali (valori e ragioni, per l’appunto) agli interessi dai quali è escluso? P

    Per chi è inserito in un sistema di scambi, il suo utile potenziale è proprio solo il suo, e tutto il resto può andare a ramengo; per chi non vi è inserito, invece, quello che, per i primi, è quel “resto” è invece l’essenziale. La divisione è perfino antropologica. L’homo hierachicus è stato studiato con riguardo alle società castali. Potrebbe essere studiato con riguardo alle oligarchie «di giro». Ne risulterebbero tratti antropologici tipici. Coloro che hanno passato la propria esistenza, o si accingono a passarla, non come uomini liberi ma come scalatori di luoghi dove vige servilismo e opportunismo verso i potenti e arroganza travestita da paternalismo verso i deboli, non possono non portarne i segni sul loro modo d’essere, di mostrarsi e di fare. Il loro è un habitus caratteristico, che li distingue e che difficilmente possono dismettere o nascondere. Norberto Bobbio ha parlato una volta di «promesse non mantenute» della democrazia e, tra queste, ha messo la scomparsa delle oligarchie. Poteva, questa promessa, essere mantenuta e non lo è stata, oppure non poteva proprio essere mantenuta ed era quindi una falsa promessa? Non è detto che ci si debba accodare a quelli che chiamerei gli «snobisti» della democrazia, una categoria in crescita di persone, un tempo di destra, oggi anche di sinistra, anzi prevalentemente di sinistra (una novità) molto intelligenti, i quali hanno vita facile nel mostrarne limiti, contraddizioni e ipocrisie e nel considerare «anime belle» coloro che fanno professione di fede democratica.

    È vero: la democrazia come autogoverno del popolo è tanto più irrealizzabile quanto più è idealizzata. Ma non è la stessa cosa se, per combattere le oligarchie, occorre creare «momenti eroici», con le violenze e le distruzioni che li accompagnano, o se basta fare appello, contro l’illegalità di cui esse si nutrono e la segretezza con cui si proteggono, alla forza della legge applicata in modo uguale per tutti e alla libera circolazione delle informazioni: in una parola, alle precondizioni che permettono oneste misurazioni del consenso e del dissenso. La democrazia è dunque forse solo questo: la possibilità di creare «momenti non eroici» di distruzione delle oligarchie. Vediamo così che occorre tenersi stretti ai capisaldi del liberalismo: la sovranità della legge e la libertà dell’opinione; le magistrature e l’informazione. Non ci voleva molto, per arrivare qui, a questa conclusione. Non ci voleva molto, ma questo non vuol dire che sia superfluo ribadirla, ora che sembra a qualcuno, non senza trovare seguito, che questi capisaldi, piuttosto che rinforzare, ostacolino e indeboliscano la democrazia.

    Gustavo Zagrebelsky
    Fonte: http://www.repubblica.it
    26.03.2010

    Il testo è parte della «Lettura Cesare Alfieri» dal titolo “La democrazia difficile”, che si terrà a Firenze, Aula Magna del Polo delle Scienze sociali, oggi alle 11.

    • giorgio andretta
      27 Marzo 2010 @ 10:22

      Palmerini, lei ha l’obbligo di pesare e misurare le parole evitando di offendere i suoi ospiti.
      Si può essere d’opinioni diverse ma non si deve mai arrivare all’epiteto , questo dimostra mancanza d’argomentazioni.
      Se lei è convinto della giustezza dei suoi metodi gli applichi, io lo sono altrettanto dei miei e perciò non delego alcuno a gestire l mia vita.
      Mi scusi se è poco!
      Ossequi.

    • loris
      27 Marzo 2010 @ 12:40

      a parte i delinquenti usurpatori che violano la costituzione, non credo di aver offeso esplicitamente qualcuno, semmai mi scuso.

  4. Alberto
    27 Marzo 2010 @ 05:03

    Avete ragione a dire che ci sono due schieramenti. Quello composto dal Pd e Pdl e quello composto dai nuovi partiti! Quelli che non hanno mai avuto la possibilità di sistemare le cose. Non votare gente nuova significa dare al primo schieramento la possibilità di continuare a rubare e sprecare i nostri soldi.

  5. giuseppe
    26 Marzo 2010 @ 21:48

    Non capisco proprio il perchè dovrei andare a votare, visto che mi troverei difronte due schieramenti politici perfettamente in sintonia uno con l’altro sui grandi temi scuola, sanità, lavoro, guerra, sistemi elettorali ecc. ecc. sono uno contiguo all’altro , quindi votare per uno o per l’altro non cambirebbe nulla, per me ma sopratutto non cambierebbe nulla per tutti coloro che fanno fatica ad arrivare alla prima settimana del mese . Questa non ha nemmeno la parvenza della democrazia è solo autoritarismo puro che i poteri dominanti impongono a noi cittadini .
    Faccio un esempio in toscana per presentare una lista per le elezioni regionali ci vogliono quasi 11.000 firme ,quando per le politiche ne servono 2000 , questo cosa significa ; si da la parvenza che tutti si possano presentare ma in realtà per i più non è possibile . Quindi invito tutti ad annullarre la scheda .

  6. Franco Zavaglia
    26 Marzo 2010 @ 18:57

    Anche quest’anno, come nelle passate tornate elettorali, non mi recherò al seggio a votare!!!

    Tre sono i motivi principali, eviterò quelli secondari per non tediare nessuno ed essere il più esplicito possibile.

    1) Non riconosco lo stato italiano e non mi sento italiano.

    2) Sarebbe assurdo andare a votare a delle elezioni programmate e volute da uno stato in cui non mi identifico. Fare il contrario, sarebbe di fatto, riconoscerlo e mandare a quel paese le mie idee ed i miei ideali.

    3) Solo il fatto di presentarsi al seggio e sentirsi dire la fatidica frase “ha votato”, vuol dire finanziare lo stato occupante e non riconosciuto.
    Per chi non lo sapesse, tutti i cittadini che si recheranno alle urne, faranno un finanziamento pubblico “occulto” di € 3,50 ai vari partiti e partitelli, occhio dunque, oltre il danno la beffa!!!

    Per questi motivi principali e tantissimi altri “secondari”, IO NON VOTO!!!

    Saluti,
    Franco Zavaglia

    • giorgio andretta
      27 Marzo 2010 @ 09:55

      Franco, anche per lei vale quello che ho risposto a Riccardo, con l’aggiunta che dall’alto dei miei 60 anni non ho mai riconosciuto la repubblica italiana e il suo ordinamento in ogni ordine e grado, bensì l’ho subita.
      Sono venuti i carabinieri in casa a prelevarmi per coartarmi ad espletare i miei “obblighi di leva”.
      Per non essere confuso con i soliti sterili critici e vuoti di ogni proposta, fin dal mio primo contatto con Palmerini ho avanzato il progetto antropocratico, compulsabile al sito http://www.bellia.com.
      Con simpatia.

  7. luca acacia scarpetti
    26 Marzo 2010 @ 16:37

    questo è uno dei miei slogan per queste elezioni:

    Un solo comportamento è più dannoso di quello di un politico
    corrotto: non andare a votare.

    • riccardo baldi
      26 Marzo 2010 @ 22:48

      Quanto leggo, pur rispettando ampiamente le scelte di ognuno, non lo condivido. io rinuncio al diritto del voto scegliendo il dovere del non voto. Il problema secondo me non sono i partiti “nuovi”, ma tutto il sistema, dove il politicante “corre” soprattutto per se stesso, ormai è una professione, in Italia sono 1 milione e duecentomila le persone che “vivono” di politica, tutti si candidano per stipendi da favola, fuori da ogni realtà e senza pudore in un’Italia dove trionfa la disoccupazione, la sottoccupazione con “stipendi” da 500 euro al mese, vergognatevi signori politici che “correte” per 16310 euro al mese, vergognatevi di mantenere questo sistema. Un “sistema” marcio già dalle piccole realtà, quali possono essere i Comuni e via, via salendo, quindi non serve a nulla votare il partito sconosciuto, perché anche questo è allineato con partiti più grandi, i quali sono i primi a fare appelli all’andar votare.
      Quindi per chi scrive non c’è scelta, non è più possibile votare in questo modo, perché questa secondo me non è “democrazia”. Democrazia innanzitutto non è “candidarsi”, ma farsi scegliere dalla gente; democrazia è votare i candidati in ordine alfabetico, democrazia è essere liberi di votare chi voglio io, non chi il partito mi propone, democrazia è cambiare senatori e deputati ogni cinque anni, non ogni cinquanta. Tutto questo mal contento che si evidenzia in non voto, in voto bianco o nullo, alla fine deve vincere, deve squotere le coscienze dei politici. Quando saranno solo più il 40/50% che andranno a votare, con quale coraggio si presenteranno nelle piazze? Come si giustificheranno alla maggioranza che non li vota? Facendo finta di nulla? Non credo proprio..non andrà a finir così –
      Grazie per l’ospitalità – –

    • giorgio andretta
      27 Marzo 2010 @ 09:43

      Riccardo, sposo in toto le sue riflessioni ed aggiungo che lo scritto dell’ospite manifesta tutta la sua ingenuità.
      Lui magari è convinto di essere arguto, ma con le indicazioni proposteci ha dimostrato l’esatto contrario.
      Sono dell’avviso che se otteranno, gli eletti, meno del 50% dei voti, degli aventi diritto, spariranno dagli spazi pubblici, noi non siamo yankees.
      Anche se non assomigliamo ai nostri cugini d’oltralpe, che dimostrano di possedere attributi sessuali molto più sviluppati dei nostri!