9 Comments

  1. Mikahel
    8 Dicembre 2011 @ 15:05

    Peccato esserci arrivati troppo tardi (peccato perché una nuova e grande guerra sembra essere inevitabile) e peccato che l’uomo (noi tutti non solo i potenti di turno) siano ancora cosi egoistici e materialistici da poter cooperare ad una nuova era.

  2. Mitch Jodethe
    17 Aprile 2011 @ 22:17

    POSSIBILE SOLUZIONE AL PROBLEMA CARBURANTE/INQUINAMENTO DELL’ARIA

    Buongiorno a tutti. Io credo che vi sia una soluzione che risolver 3 problemi in uno.

    L’AUTO AD ARIA COMPRESSA:

    1) diminuzione drastica dell’inquinamento dell’aria

    2) Avr un costo-consumo ridicolo e quindi alzer il potere d’acquisto di chi la compra (quanto spende in carburante un cittadino medio per la sua auto? e una azienda per la sua flotta auto? i comuni?)

    3) Elimina il problema mondiale di trovare spazi per produrre, stoccare, trasportare carburante.

    Video esplicativo:
    http://www.youtube.com/watch?v=Vq6KV5ZUiQM

    Le stanno gi vendendo in modalit dual-fuel per ora:
    http://www.mdi.lu/english/
    cliccate sulle 4 tipologie di auto in basso per vedere i consumi e i prezzi di vendita

    Sito italiano specializzato dove informarsi:
    http://www.autoariacompressa.com/

  3. Un materialista scientifico
    3 Marzo 2009 @ 20:38

    Sono d’accordo:
    sull’evitare l’inquinamento inutile
    sull’evitare un flusso di denaro immenso sempre verso i soliti conti alle Cayman.
    sul rendere sostenibile la civiltà umana.
    Ma non è cambiando fonte enrgetica che si può fare!
    Anche quando il progetto ITER (international thermonuclear experimental reactor) sarà costruito, e funzionante così da permettere una produzione diffusa di energia dalla fusione atomica non si risolverà il problema fondamentale della nostra civiltà.
    Tutto il mondo è regolato dal denaro.
    Ma il denaro è accettato alla nascita per tacito assenso da tutti.
    Il denaro e quindi il profitto è il motivo dell’insostenibilità della società, non la fonte energetica che si utilizza nella produzione (o nella locomozione).
    La gente non ha di che mangare perché il cibo costa troppo e non perché ce n’è poco.
    Con tutto il cibo che viene prodotto dall’umanità intera, possono vivere discretamente anche 12 miliardi di persone (stima FAO).
    La stessa abbondanza di prodotti coinvolge qualsiasi porzione del mercato mondiale, tuttavia solo una piccola parte della popolazione ha accesso a buona parte di questi prodotti, che così per la maggior parte andranno distrutti (si pensi alle arancie schiacciate coi buldozzer).
    Ha senso tutto questo?
    Acquista un senso considerando che la concezione che è alla base di tutta la società mondiale è il seguente:
    a)Muoio di fame, ti prego dammi da mangiare.
    b)Quanti soldi hai?
    a)Questi 5 €
    b)Non bastano.
    a)Ma il cibo che hai stà andando a male.
    b)Siccome si abbasserebbe il prezzo se io te lo do gratis devo farlo marcire e buttarlo.

    Questa è la morale di questa società.
    Una fonte energetica non può cambiarla.
    Per adottare una produzione che non sia motivata dal profitto,
    ma che sia motivata dal soddisfacimento dei bisogni della nostra specie
    per impedire all’umanità di morire di fame guardando una vetrina piena di dolci
    Bisogna eliminare il profitto.
    Per eliminare il profitto bisogna eliminare la divisione della società in classi
    Per eliminare la divisione in classi bisogna fare una rivoluzione comunista.
    La rivoluzuione comunista produrrà una nuova organizzazione sociale in cui:
    i mezzi di produzione sono collettivi (oggi sono di proprietà privata)
    l’uomo come specie sarà liberata dal bisogno.
    Questo è il comunismo,
    non un ideologia,
    non una dittatura
    ma un “movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”.
    Il comunismo non è un organizzazione statale,
    perché prescinde l’assenza dello stato.
    Il comunismo non è una dittatura,
    perché prescinde l’assenza di divisione in classi.
    Il comunismo non è rappresentato da nessun evento storico in quanto adesso tutto il mondo sarebbe liberato del profitto e quindi del lavoro salariato.

  4. dduck
    9 Dicembre 2008 @ 23:57

    ciao palmerini
    ma è economica tale tecnologia ?
    ed è gia diffusa industrialmente ?
    a rigor di logica essendo una tecnologia solare, tramite la fotosintesi, servirebbero superfici enormi per fare l’energia necessaria al trasporto del parco mezzi italiano ?
    le abbiamo queste superfici ?
    nn avrebbero impatto ambientale ?
    grazie

  5. dduck
    9 Dicembre 2008 @ 00:42

    salve
    il problema di queste biotecnologie è la superficie occupata
    se togli spazio all’agricoltura è il costo del menga
    eppoi l’olio di colza costa poco perche nn è tassato, se si dovesse diffondere come tecn competitiva lo stato si che lo stratasserebbe !!!!

  6. beniamino
    1 Aprile 2008 @ 14:02

    Ho letto con interesse le varie considerazioni e posso dire che sicuramente il biodiesel potrà essere una alternativa parziale al diesel. I biodiesel derivano da “piante” del tipo Palma, Colza, Soia, Jatropha, Mais ecc. tramite spremitura dei semi e trattamento di transesterificazione per togliere le glicerine e rendere il biodiesel idoneo per motori a ciclo Diesel. La produzione di Biodiesel per ettaro di Jatropha può dare 700 kg e oltre di combustibile/anno. Ma per i consumi al livello attuale di combustibili fossili, la sostituzione con combustibili “naturali” impone un drastico cambiamento a livello mondiale nell’ interpretare queste possibilità senza, come è successo da noi, che tale opportunità dia come conseguenza aumenti ingiustificati degli alimenti come il pane ecc. Non è comunque lontano il momento in cui dovremo sbattere il naso con una realtà molto pesante e speriamo che le forze politiche sia all’ altezza (in Italia però non c’è speranza con i nostri verdi “NO” tutto). Quindi energia nucleare pulita e macchine elettriche a bassa potenza(meno consumo e meno incidenti e zero inquinamento)
    Beniamino

  7. Paolo B.
    25 Marzo 2008 @ 08:36

    4000 soldati americani morti, miliardi di dollari spesi e da spendere in una guerra perduta, centinaia di migliaia di vittime civili irachene, recessione economica USA conclamata.
    E tutto questo continua pur avendo l’alternativa risolutiva “biodiesel dalle alghe”?
    Anche io ne ho sentito parlare e posso solo dire di stare molto attenti alla disinformazione subdola del web.
    Mi associo a Stefano…

    Paolo B.

  8. loris
    25 Marzo 2008 @ 03:42

    Le tue giuste considerazioni non valgono per la produzione di biopetrolio da alghe nel mezzo del deserto come mostrato dal video CNN

  9. Stefano
    24 Marzo 2008 @ 12:59

    Volevo fare un paio di precisazioni.

    Restando in tema di biodiesel (Colza o Palma che sia), con le tecnice attuali, non basterebbe adibire l’intera area coltivabile di tutta l’Italia per coprire il 10% del fabbisogno italiano di carburante… per cui risulta attualmente inpraticabile…

    Per quanto riguarda le alghe ne avevo già sentito parlare su Radio 2 (Caterpillar) la scora estate. L’ENI ne stava studiando il possibile impiego, ma c’erano ancora dei limiti di impiego perchè quel tipo di alghe coninvolgerebbe comunque un importante area di mare ed uno dei principali limiti sarebbe la difficoltà di limitarne la riprodzione rischiando che diventi infestante e dannosa per l’ecosistema marino circostante…

    Qundi ci andrei coi piedi di piombo prima di cantare vittoria… però è altrettando vero che in Italia di questo se ne parla veramente poco e l’informazione è tutt’altro che libera…
    Questo è il vero problema del prossimo futuro, soprattutto italiano…

    Ciao,
    Stafano.