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Il “popolo veneto” non è più solo una idea, c’è una definizione

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Il “popolo veneto” adesso non è più una idea senza significato, c’è una definizione

Si capirà solo nel tempo la profonda rivoluzione giuridica, semantica e politica che con il PDL 116/2016 (ora L.r.Veneto n.28/2016) ha preso avvio e che si realizzerà.

Sono già in tanti che stanno saltando sul carro del vincitore, e il nostro problema è semmai quello di frenare l’assalto alla diligenza.

Infatti perfino quelli che hanno osteggiato ed ostacolato il PDL 116 ora ne vogliono i frutti e cercano di ottenere dei vantaggi personali. Certo che fa schifo, ma è solo la dimostrazione che la mentalità italiana del cambio casacca all’occorrenza è presente anche negli arrivisti politici del mondo veneto come ho sempre detto, e che alcuni sono lupi travestiti da pecore. Bastava guardare ai loro atti per capirlo. Il paradosso è che cercando di salvarsi questi politicanti in realtà stanno distruggendo la propria stessa reputazione, ma d’altra parte per loro non è importante la credibilità e la coerenza, ma salvarsi dall’oblio.

Quello che già si vede è che, al di là del destino dei singoli, c’è un prima e un dopo il PDL 116 , oggi l.r.veneta n°29/2016.

Per esempio fino a prima del 13 dicembre 2016 (data di pubblicazione della legge n° 28) non esisteva una definizione legale di “popolo veneto”. E questo è uno degli aspetti rivoluzionari della legge, anche se nemmeno il più impattante.

Sembra incredibile, ma fino al 13 dicembre si poteva dire che il popolo veneto era fatto dai soli residente della regione, fregandosene pure di parlare di identità, lingua, storia. Cosa importa ? Importa che ad un eventuale referendum per il destino del popolo veneto secondo questi politici aveva il diritto di votare con i veneti (e per i veneti!) anche l’immigrato economico arrivato col barcone il giorno prima.

Oppure c’ è stato chi ha definito veneti “chiunque” lo volesse, come Albert Gardin, il che tradisce e nega identità al popolo veneto stesso ed è contrario perfino alla tradizione della Repubblica Veneta.

Alcuni altri politici invece si sono dilettati nel dire che il popolo veneto era formato dai residenti nella regione Veneto, compresi immigrati naturalizzati, italiani del sud Italia, cittadini europei residenti legalmente. Incredibile ? No no, fate mente locale e arrivate a capire da soli di chi parlo.

C’è chi ha pure organizzato un voto virtuale semplicemente pescando dagli elenchi telefonici !

Fra questi geni della definizione c’erano anche noti politici e giuristi che ora però tacciono.

Tutto questo non faceva altro che confondere i veneti, che venivano sviati nella loro coscienza storica, direi che venivano plagiati.

E la situazione era certamente utile per poter negare bellamente i diritti umani dei veneti. Infatti, stante che ognuno diceva il comodo che gli pareva, perfino la Corte di Cassazione nel 2011 ha affermato (ma non sentenziato) che “popolo veneto” non significava altro che i residenti senza alcuna specialità ( vedi http://www.palmerini.net/blog/sentenza-popolo-veneto-solo-residenti-senza-sovranita-autogoverno-solo-elezioni-amministrative/ ) cosa che dimostrava già allora la “assimilazione forzata” a cui i veneti venivano sottoposti in violazione del diritto internazionale.

Anche la Commissione Europea nel 2014 ha affermato che non esiste alcuna popolazione veneta degna di tutela, perché legalmente non riconosciuta e perché la materia non rientra nella loro competenza. Peccato che la competenza sia scritta nell’art.6 del Trattato sulla UE !

C’è un prima e un dopo il PDL 116. I fatti raccontati gettano nel discredito molti sedicenti “giuristi” e politici, ma dall’altra sappiamo che quelle definizioni tirate da una parte o dall’altra erano semplicemente il tentativo razzista di negare diritti umani ai veneti.

Oggi siamo nel dopo, e oggi possiamo dire sulla base della legge esiste una definizione legale di chi fa parte del “Popolo Veneto”, o meglio, in realtà della minoranza nazionale. Infatti per la legge ora “fanno parte della minoranza nazionale veneta anche quelle comunità legate storicamente e culturalmente o linguisticamente al popolo veneto anche al di fuori del territorio regionale.” (art.1 comma 2 della L.r.Veneto n.28/2016)

Non è un caso che tale definizione assomigli molto a quella di popolo veneto che ho sempre proposto fin dal 1999, non solo perché sono l’autore della proposta di legge, ma perché è l’unica definizione abbastanza sensata che si “attagli” alla realtà, che insomma descriva correttamente e che rispetti quella identità anche storica del popolo veneto in termini di minoranza nazionale. Ed è un diritto legale internazionale della minoranza quello di essere definito nel rispetto della sua propria identità.

Si è discusso in Consiglio regionale come facesse una legge “regionale” a dare una definizione ultra regionale di minoranza nazionale. Chi lo ha chiesto evidentemente non conosce il diritto internazionale, che parla senza confini o solo quando i confini sono il soggetto del discorso.

Se da una parte è vero che la legge regionale vale solo nel territorio regionale, da altra parte il concetto di “minoranza nazionale” è invece un concetto di diritto internazionale, e il diritto prevede espressamente che le minoranze nazionali possono essere ultra-regionali e perfino ultra-nazionali (o meglio sarebbe dire “transnazionali” se questo non sarebbe un assurdo in quanto si tratta di nazioni senza stato).

Detto in altre parole, anche se non si fosse scritta una definizione di “minoranza nazionale” , la legge internazionale la forniva indirettamente, ma è stato meglio scriverla per evitare le confusioni ai giuristi fai da te che molta ne hanno fatta in questi ultimi due decenni.

Ma che tipo di diritti internazionali sono stati riconosciuti ai veneti allora ? Con il riconoscimento legale che al popolo veneto spettano i diritti di “minoranza nazionale” e con la definizione di minoranza nazionale come si è fatto si sono riconosciuti ai veneti i diritti previsti dalla “Convenzione Quadro sulle minoranze nazionali”. Punto, ed è falso, come ha sostenuto Mocellin, che si sia definito il popolo veneto come una minoranza nazionale. Infatti non si è affatto limitato il popolo veneto all’essere una minoranza, perché le sue “capacità” giuridiche altrove rintracciabili, come il diritto di autodeterminazione, non sono state toccate né menomate né diversamente definite.

Il popolo veneto ha avuto solo il riconoscimento di uno status, di una capacità, che prima gli veniva negata con la frode.

Per far capire cosa intendo ho fatto più volte questo esempio, e sembra renda bene l’idea.

Supponiamo di essere i proprietari di un intero condominio di cinque piani, purtroppo totalmente occupato. Con accordi con gli occupanti e con una pronuncia legale si riesce però ad ottenere il diritto all’uso dei primi due piani. Questo non vuol dire che si è persa la proprietà degli altri tre piani, e nemmeno che in effetti si goda effettivamente dei primi due piani di cui si è visto riconoscere il diritto. Solo che se prima si era senza diritti riconosciuti, ora invece si hanno dei diritti riconosciuti e che ci si attende vengano anche rispettati, e qualora vengano ancora negati si ha un sistema più forte come “lo sgombero” per essere tutelati.

Ecco qui, in realtà con il PDL 116 si sono ottenuti quattro piani sui cinque, ma questo dipenderà anche dalla buona volontà dello Stato Italiano e pure anche dei veneti stessi, che devono imparare ad emarginare i truffatori.

Con il PDL 116, come è uscito, e nonostante sia uscito monco e danneggiato dalle quinte colonne di falsi veneti, i veneti oggi hanno qualcosa di grande ed importante, compreso il riconoscimento nella definizione di “minoranza nazionale” della loro storia ed identità interstatuale.

Per far capire ancora la portata, se un domani un comune del Veneto passasse al Trentino, questo resterebbe comunque un comune che può far parte della regione di autogoverno della minoranza nazionale, come per altro una fetta del Trentino di oggi. Detto in altre parole, Roma può togliere a Venezia il governo del territorio, ma non può più cancellare l’identità e il diritto di restare uniti come territorio di minoranza nazionale e questo per legge internazionale che prevale su quella regionale, quella statale e pure su quella della UE.

Infatti potranno far parte della unica regione “veneta” “quelle comunità legate storicamente e culturalmente o linguisticamente al popolo veneto anche al di fuori del territorio regionale.”, ed è un diritto internazionale che nessuno potrà più cancellare, perché vietato dalla Convenzione Quadro sulle minoranze nazionali di fonte Consiglio d’Europa.

Adesso il popolo veneto e la Giunta regionale del Veneto hanno potentissimi mezzi legali per tutelare il loro diritto all’esistenza come cultura, lingua, e il diritto alle autonomie, il diritto a vedere tutti i veneti riuniti sotto una unica regione amministrativa.

OPPS, questo non lo avevo ancora detto ? Bé , era scritto nella Convenzione Quadro sulle minoranze, “Ignorantia legis non excusat”.

La regione può legalmente, se saprà attivarsi con i giusti consiglieri, per diventare una vera dominante nel proprio regno, per l’interesse dei veneti, dei residenti, della regione alto Adriatica e dell’Italia, costretta a mettersi in regola e smetterla con le Mafie.

E la regione dovrà farlo, perché noi veneti non molleremo mai: è solo questione di tempo.

C’era un prima fatto di confusione. Ora i veneti possono sapere chi sono, per chi non studia la nostra storia c’è pure una legge che lo dice.

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